{"id":411,"date":"2019-06-09T17:07:19","date_gmt":"2019-06-09T17:07:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/2019\/06\/09\/09-giugno-2019-relazione-all-assemblea-della-rubiconia-accademia-dei-filopatridi-dott-nicolini-e-prof-masini\/"},"modified":"2019-06-09T17:07:19","modified_gmt":"2019-06-09T17:07:19","slug":"09-giugno-2019-relazione-all-assemblea-della-rubiconia-accademia-dei-filopatridi-dott-nicolini-e-prof-masini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/2019\/06\/09\/09-giugno-2019-relazione-all-assemblea-della-rubiconia-accademia-dei-filopatridi-dott-nicolini-e-prof-masini\/","title":{"rendered":"09 Giugno 2019 &#8211; Prof. Luigi Masini &#8211; COMMENTO FORMALE A LIVIO 30, 31"},"content":{"rendered":"<p><span><strong>PROF. LUIGI MASINI<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span><strong>COMMENTO FORMALE A LIVIO 30, 31<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span><strong>RELAZIONE ALLA RUBICONIA \u00a0ACCADEMIA DEI FILOPATRIDI DI SAVIGNANO SUL RUBICONE<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span><strong>9 GIUGNO 2019<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span><strong>PREMIAZIONE XVI EDIZIONE CONCORSO DI LINGUA LATINA<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span><strong><em>CERTAMEN CAESARIANUM AD RUBICONEM<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span><strong>La risposta di Scipione ad Annibale<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>1b. \u00abNon me fallebat, Hannibal, adventus tui spe Carthaginienses et praesentem indutiarum fidem et spem pacis turbasse<sup>1<\/sup>; 2. neque tu id sane dissimulas qui de condicionibus superioribus pacis omnia subtrahas<sup>2<\/sup> praeter ea quae iam pridem in nostra potestate sunt. 3. Ceterum ut tibi curae est sentire cives tuos quanto per te onere leventur, sic mihi laborandum est ne quae tum pepigerunt hodie subtracta<strong> <\/strong>ex condicionibus pacis praemia perfidiae habeant. 4. Indigni quibus eadem pateat condicio, etiam ut prosit vobis fraus petitis. Neque patres nostri priores de Sicilia neque nos de Hispania fecimus bellum; et tunc Mamertinorum sociorum periculum et nunc Sagunti excidium nobis pia ac iusta induerunt arma. 5. Vos lacessisse et tu ipse fateris et di testes sunt qui et illius belli exitum secundum ius fasque dederunt et huius dant et dabunt. 6. &#8216;Quod ad me attinet, et humanae infirmitatis memini et vim fortunae reputo et omnia quaecumque agimus subiecta esse mille casibus scio; 7. ceterum quemadmodum superbe et violenter me faterer facere si priusquam in Africam traiecissem te tua voluntate cedentem Italia et imposito in naves exercitu ipsum venientem ad pacem petendam aspernarer, 8. sic nunc cum prope manu conserta restitantem ac tergiversantem in Africam attraxerim nulla sum tibi verecundia obstrictus. 9. Proinde si quid ad ea in quae tum pax conventura videbatur, quasi multa navium cum commeatu per indutias expugnatarum legatorumque violatorum, adicitur, est quod referam ad consilium: sin illa quoque gravia videntur, bellum parate quoniam pacem pati non potuistis.\u00bb (Liv. 30, 31)<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Traduzione<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>1b. \u00abNon mi sfuggiva affatto che i Cartaginesi per l&#8217;attesa del tuo arrivo hanno rotto sia l&#8217;attuale impegno di tregua sia la speranza di pace; 2. e certo non lo dissimuli tu che dalle precedenti condizioni di pace sottrai tutto tranne ci\u00f2 che da tempo \u00e8 in nostro pieno possesso.<\/span><\/p>\n<p><span>3. Ma come tu ti preoccupi che i tuoi concittadini capiscano da quanto peso siano da te sollevati, cos\u00ec io devo impegnarmi a che essi non abbiano oggi come premio la sottrazione dalle condizioni di pace di quelle clausole che allora sottoscrissero.<\/span><\/p>\n<p><span>4. Sebbene non meritevoli di vedervi riconoscere le stesse condizioni, chiedete anche che la frode vi giovi. N\u00e9 i nostri padri hanno dato inizio alla guerra per la Sicilia, n\u00e9 noi per la Spagna. Allora il pericolo corso dagli nostri alleati Mamertini e ora la distruzione di Sagunto ci hanno fatto intraprendere una guerra santa e giusta.<\/span><\/p>\n<p><span>5. Che siete stati voi i provocatori lo ammetti tu stesso e ne sono testimoni gli dei che di quella guerra assegnarono un esito secondo la legge umana e divina e lo danno e daranno di questa.<\/span><\/p>\n<p><span>6. Per quanto mi riguarda, ricordo la debolezza umana, considero la potenza della fortuna e so che tutto ci\u00f2 che facciamo \u00e8 soggetto ai mille casi fortuiti.<\/span><\/p>\n<p><span>7. Ma, come dovrei ammettere di comportarmi con arroganza e violenza se, prima di passare in Africa, ti avessi respinto nel caso di un tuo ritiro volontario dall&#8217;Italia e, imbarcato il tuo esercito, di una tua personale richiesta di pace, 8. cos\u00ec ora, dopo averti trascinato in Africa, quasi afferrandoti per mano, nonostante le tue resistenze ed esitazioni, non mi sento vincolato nei tuoi confronti da nessun riguardo.<\/span><\/p>\n<p><span>9. Perci\u00f2, se a quelle condizioni in base alle quali sembrava che allora si sarebbe conclusa la pace, si aggiunge qualcosa, quasi un&#8217;indennit\u00e0 per l&#8217;assalto alle navi con le vettovaglie e l&#8217;oltraggio agli ambasciatori, pu\u00f2 esservi ragione di riferirne al consiglio. Se poi anche quelle vi sembrano gravose, preparate la guerra, dato che non avete saputo accettare la pace\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Commento formale<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>Il brano proposto alla II sezione \u00e8 tratto dall&#8217;<em>Ab urbe condita libri <\/em>di Tito Livio. Il patavino fa parte, insieme a Sallustio e Tacito, della triade dei grandi storici latini. Di essi Sallustio e Tacito. il cui modello \u00e8 Tucidide, rappresentano il filone caratterizzato dallo stile grave e solenne, tendente a colpire il lettore, a stupirlo, a turbarlo e la cui cifra \u00e8 la<em> obscura brevitas<sup>3<\/sup><\/em> coi suoi peculiari stilemi: parallelismi in asindeto, chiasmi, antitesi, infiniti storico-narrativi, <em>sententiae<\/em> epigrammatiche \u2026 ; Livio \u00e8 il pi\u00f9 cospicuo rappresentante del filone erodoteo-isocrateo che si caratterizza per la <em>lactea ubertas <\/em>(Quint. 10, 1, 32), cio\u00e8 per ricchezza, fluidit\u00e0, scorrevolezza, limpidezza, eleganza.<\/span><\/p>\n<p><span>\u00c8 lo stile discusso e proposto da Cicerone. L&#8217;arpinate fin dall&#8217;adolescenza non cess\u00f2 mai di occuparsi per tutta la vita di indagini stilistiche e di teoria oratoria. Proprio in margine a questa, traccia le linee essenziali di una teoria della storiografia <em>(historiae leges)<\/em> che sintetizziamo con Anton Leeman (1974: 226): <em>prima lex<\/em> \u00e8 la <em>veritas<\/em>, poi la cura della cronologia e della topografia, <em>consilia-acta-eventus, <\/em>i<em> quomodo <\/em>e le<em> causae, <\/em>e i caratteri dei personaggi.<\/span><\/p>\n<p><span>Ci\u00f2 che \u00e8 mancato agli annalisti latini, osserva Cicerone, \u00e8 l&#8217;eloquenza, l&#8217;arte della parola: sono stati<em> non exornatores rerum, sed tantummodo narratores <\/em>(Cic. <em>de orat.<\/em> 2, 54, essi \u201cnon hanno pensato ad abbellire i fatti, li hanno solo narrati\u201d)<em>.<\/em> Qualche anno pi\u00f9 tardi, nel 51 a. C., dar\u00e0 della storia la famosa definizione <em>opus oratorium maxime <\/em>(Cic.<em> Leg.<\/em> 1, 5)<em>, <\/em>scrivere la storia \u00e8<em> <\/em>\u201cun compito quanto mai adatto ad un oratore\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span>La narrazione, per quanto riguarda la forma, aggiunge Cicerone, \u201cdeve ricercare uno stile facile e sciolto, che scorra con una certa dolcezza e uniformit\u00e0, senza quell&#8217;asprezza propria dello stile giudiziario e i motti pungenti dei discorsi forensi\u201d <em>(de orat.<\/em> 2, 64: <em>Verborum autem ratio et genus orationis fusum atque tractum et cum lenitate quadam aequabiliter profluens, sine hac iudiciali asperitate et sine sententiarum forensium aculeis persequendum est).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>\u00abQuesti due tipi di storiografia\u00bb, il sallustiano-tacitiano e il liviano, scrive Elio Pasoli (1974: XV), \u00abnon nascono a caso: il primo, quello sallustiano, \u00e8 frutto delle teorizzazioni dell&#8217;atticismo tucidideo, mentre il secondo esce dalla matrice dell&#8217;ideale ciceroniano di storia. Quindi, anche i due fondamentali stili della storiografia romana si lasciano ricondurre a origine connessa con le teorizzazioni e le polemiche nell&#8217;ambito della retorica\u00bb..<\/span><\/p>\n<p><span>In comune hanno l&#8217;impostazione moralistica che li porta a teorizzare un progressivo declino e scadimento polico-morale di Roma da un glorioso passato ad un oscuro presente fatto di corruzione e degenerazione,<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Il metodo storiografico di Livio<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>Le fonti della storia romana antica, nella ricerca moderna, vengono divise in fonti principali o documenti e in opere letterarie nel senso pi\u00f9 vasto della parola (S. I. Kovaliov). Tra le prime vengono annoverate le iscrizioni, i documenti ufficiali, le monete, i monumenti, la lingua, il folclore; tra le seconde le fonti narrative, soprattutto le produzioni storiografiche: gli annalisti, Nevio, Ennio, Catone, Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco, Diodoro; gli &#8220;antiquari&#8221;: Varrone, Verrio Flacco; i giuristi e i pubblicisti (Cicerone).<\/span><\/p>\n<p><span>Le prime sono fonti preterintenzionali (dette anche <em>avanzi<\/em>), le altre sono fonti intenzionali o testimonianze.<\/span><\/p>\n<p><span>Dallo storico odierno si pretende un metodo critico rigoroso che pu\u00f2 essere sintetizzato nei seguenti momenti:<\/span><\/p>\n<p><span>1. rigorosa indagine delle fonti;<\/span><\/p>\n<p><span>2. esame della loro attendibilit\u00e0;<\/span><\/p>\n<p><span>3. conoscenza analitica dei costumi, degli usi, dei testi letterari;<\/span><\/p>\n<p><span>4. facolt\u00e0 di sintesi e acutezza d&#8217;ingenio nella critica, libera da pregiudizi;<\/span><\/p>\n<p><span>5. imparzialit\u00e0 ed obiettivit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span>Le fonti di Livio sono gli annalisti latini in lingua greca e latina e gli storici precedenti sia greci che latini. Non, perci\u00f2, fonti documentarie, ma storiografiche, opere scritte per dar notizia di certi avvenimenti.<\/span><\/p>\n<p><span>Livio non fa ricerche d&#8217;archivio n\u00e9 si cura di prendere visione diretta neppure dei documenti di pi\u00f9 facile accesso, non si interessa delle iscrizioni o dei testi di trattati esistenti in Roma; le sue citazioni di formule o di documenti sono sempre di seconda mano.<\/span><\/p>\n<p><span>Segue di volta in volta un&#8217;unica fonte fondamentale, che egli ritocca e rielabora secondo i suoi fini patriottico-moralistici e secondo i suoi criteri artistici e drammatici.<\/span><\/p>\n<p><span>Il passaggio da fonte a fonte comporta talora discordanze cronologiche, versioni differenti o duplicazioni di uno stesso fatto, ma le esigenze narrative stanno in primo piano, e sulle discordanze lo storico sorvola, anche se talora se ne rende conto.<\/span><\/p>\n<p><span>Anton Leeman, per rendere evidente come Livio rielabora il dettato della fonte abbellendolo, propone il racconto della singolare tenzone tra Manlio Torquato e un guerriero gallico, che conserviamo sia nella versione di Quinto Claudio Quadrigario sia in quella del patavino.<\/span><\/p>\n<p><span>La tradizione popolare fece di Manlio Torquato una vigorosa personificazione della virt\u00f9 romana. Si vuole che uccidesse in duello un Gallo gigantesco, spogliandolo della collana (<em>torques<\/em>) e guadagnandosi cos\u00ec il <em>cognomen <\/em>di Torquato.<\/span><\/p>\n<p><span>Si tratta probabilmente di una leggenda eziologica intesa a spiegare il soprannome di Torquato portato da un ramo dei Manlii.<\/span><\/p>\n<p><span>A Livio interessa pi\u00f9 il valore di <em>exemplum <\/em>del fatto che l&#8217;accertamento del fatto stesso.<\/span><\/p>\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Quadrigario (Gell. 9, 13, 10-14)<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Livio 7, 9, 8 e 10, 1-4<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Extemplo silentio facto cum voce maxima conclamat, si quis secum depugnare vellet uti prodiret.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Tum eximia corporis magnitudine in vacuum pontem Gallus processit et quantum maxima voce potuit &#8220;quem nunc&#8221; inquit &#8220;Roma virum fortissimum habet, procedat agedum ad pugnam, ut noster duorum eventus ostendat utra gens bello sit melior.&#8221;<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Nemo audebat propter magnitudinem atque immanitatem facies. Deinde Gallus inridere coepit atque linguam exsertare.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Diu inter primores iuvenum Romanorum silentium fuit, cum et abnuere certamen vererentur et praecipuam sortem periculi petere nollent.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Id subito perdolitum est cuidam T. Manlio, summo genere gnato, tantum flagitium civitati accidere, e tanto exercitu neminem prodire. Is, ut dico, processit neque passus est virtutem Romanam ab Gallis spoliari.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Tum T. Manlius L. Filius, qui patrem a vexatione tribunicia vindicaverat, ex statione ad dictatorem pergit; &#8220;iniussu tuo&#8221; inquit, &#8220;imperator, extra ordinem nunquam pugnaverim, non si certam victoriam videam: si tu permittis, volo ego illi belvae ostendere, quando adeo ferox praesultat hostium signis, me ex ea familia ortum quae Gallorum agmen ex rupe Tarpeia deiecit.&#8221; Tum dictator &#8220;macte virtute&#8221; inquit &#8220;ac pietate in patrem patriamque, T. Manli, esto. Perge et nomen Romanum invictum iuvantibus dis praesta.&#8221;<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Scuto pedestri et gladio Hispanico cinctus contra Gallum consistit.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>\u00a0<em>Recipiunt inde se ad stationem, et duo in medio armati spectaculi magis more quam lege belli destituuntur, nequaquam visu ac specie aestimantibus pares.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Metu magno ea congressio in ipso ponti utroque exercitu inspectante facta est.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Recipiunt inde se ad stationem, et duo in medio armati spectaculi magis more quam lege belli destituuntur, nequaquam visu ac specie aestimantibus pares.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>\u00a0<em>Ita ut ante dixi constiterunt; Gallus sua disciplina scuto proiecto cunctabundus, &#8211; Manlius animo magis quam arte confisus scuto scutum percussit atque statum Galli conturbavit. Dum se Gallus iterum eodem pacto constituere studet, Manlius iterum scuto scutum percutit atque de loco hominem iterum deiecit. Eo pacto ei sub gladium Gallicum successit atque Hispanico pectus hausit. Deinde continuo humerum dextrum eodem concessu incidit neque recessit usquam, donec subvertit ne Gallus impetum in ictu haberet.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Corpus alteri\u2026; \u00a0 in altero \u2026 non cantus, non exsultatio, armorumque agitatio vana sed pectus animorum iraeque tacitae plenum \u2026<\/span><\/p>\n<p><span><em>Ubi constituere inter duas acies tot circa mortalium animis spe metuque pendentibus, Gallus velut moles superne imminens proiecto laeva scuto in advenientis arma hostis vanun caesim cum ingenti sonitu emsem deiecit. Romanus mucrone subrecto, cum scuto scutum imum perculisset totoque corpore interior periculo vulneris factus insinuasset se inter corpus armaque, uno alteroque subinde ictu ventrem atque inguina hausit et in spatium ingens ruentem porrexit hostem.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Ubi eum evertit, caput praecidit, torquem detraxit eamque sanguinulentam sibi in collum imponit.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>\u00a0<em>Iacentis inde corpus ab omni alia vexatione intactum uno torque spoliavit, quem respersum cruore collo circumdedit suo.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Quo ex facto ipse posterique eius &#8220;Torquati&#8221; sunt cognominati.<\/em><\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Defixerat pavor cum admiratione Gallos; Romani alacres ab statione obviam militi suo progressi gratulantes laudantesque ad dictatorem perducunt. Inter carminum prope modum incondita quaedam militariter iaculantes &#8220;Torquati&#8221; cognomen auditum.<\/em><\/span><span><em>Celebratum deinde posteris etiam familiaeque honori fuit.<\/em><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><strong>Traduzione<\/strong><\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><strong>Traduzione<\/strong><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Appena fu fatto silenzio, grid\u00f2 ad altissima voce che, se qualcuno voleva combattere con lui, si facesse avanti.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Allora un Gallo di straordinaria mole avanz\u00f2 sul ponte vuoto e con la voce pi\u00f9 alta che pot\u00e9 disse: \u201cL&#8217;uomo pi\u00f9 forte che Roma possiede ora, ors\u00f9, si faccia avanti e combatta, in modo che noi due, con l&#8217;esito del combattimento, possiamo dimo-strare quale popolo sia pi\u00f9 forte in guerra\u201d.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Ma nessuno osava per la sua gran mole e il suo aspetto feroce. Allora il Gallo cominci\u00f2 a deriderli e a tirar fuori la lingua.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Tra i giovani nobili romani vi fu un lungo attimo di silenzio, perch\u00e9 temevano di rifiutare il com-battimento e non volevano andare incontro ad una sorte particolarmente pericolosa.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Questo suscit\u00f2 repentinamente la grande indignazione di un certo Tito Manlio, di nobilissima origine, che alla sua citt\u00e0 fosse recata una tale ingiuria e che da un s\u00ec grande esercito nessuno si facesse avanti. Allora egli, come dico, avanz\u00f2 e non sopport\u00f2 che il valore romano fosse oltraggiato dai Galli<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Allora Tito Manlio, figlio di Lucio, che aveva liberato il padre dalla persecuzione del tribuno, si diresse dal suo posto verso il dittatore, e disse: \u201cSenza il tuo comando, generale, non lascerei mai il mio posto per combattere, neppure se vedessi la vittoria assicurata; ma se tu me lo permetti, voglio far vedere a quell&#8217;animale, dal momento che fa lo spavaldo con tanta arroganza davanti alle insegne dei nemici che io sono nato da quella famiglia che gett\u00f2 gi\u00f9 la schiera dei Galli dalla rupe Tarpea\u201d. Allora il generale rispose: Gloria a te, Tito Manlio, e al tuo amore verso il padre e la patria. Va&#8217;, e con l&#8217;aiuto degli dei, dimostra che il nome romano \u00e8 invincibile.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Armato di scudo da fante e di una spada ispanica, affront\u00f2 il Gallo.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Allora il giovane viene armato dai suoi compagni. Prende uno scudo da fante e si cinge di una spada ispanica, atta ad un combattimento molto da vicino. Cos\u00ec armato e bardato, lo accompagnano di fronte al Gallo che, stoltamente allegro, tira anche fuori la lingua in segno di derisione &#8211; pure questo particolare sembr\u00f2 agli antichi degno di essere ricordato-.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Il loro scontro ebbe luogo proprio sul ponte, alla presenza di ambedue gli eserciti, tra una grande paura.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Poi essi si ritirano al loro posto e i due guerrieri, armati, vengono lasciati nel mezzo, pi\u00f9 come gladiatori che come soldati, per niente pari a chi li avesse giudicati dall&#8217;aspetto esteriore.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Cos\u00ec, come ho detto prima, si affrontarono: il Gallo, secondo il suo modo di combattere, con lo scudo proteso, esitante; Manlio, fidando pi\u00f9 nel coraggio che nell&#8217;abi\u00adlit\u00e0, colp\u00ec con lo scudo lo scudo del Gallo e lo sbilanci\u00f2. Mentre il Gallo cercava di riprendere la stessa posizione di prima, Manlio gli colp\u00ec di nuovo lo scudo con il suo, e di nuovo butt\u00f2 gi\u00f9 l&#8217;uomo dalla sua posizione. Mentre il Gallo cercava di riprendere la stessa posizione di prima, Manlio gli colp\u00ec di nuovo lo scudo con il suo, e di nuovo butt\u00f2 gi\u00f9 l&#8217;uomo dalla sua posizione. Cos\u00ec scivol\u00f2 sotto la spada del Gallo, e gli in\u00adfil\u00f2 nel petto la spada ispanica.<\/span><\/p>\n<p><span>Poi, immediatamente, con lo stesso modo d&#8217;attacco, colp\u00ec la spalla destra dell&#8217;avversa\u00adrio, e non si ritir\u00f2 finch\u00e9 non l&#8217;ebbe abbattuto, in modo che il Gallo non avesse forza di col\u00adpire.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Il corpo dell&#8217;uno\u2026; l&#8217;altro \u2026 non cantava, n\u00e9 esultava o agitava vanamente le armi, ma il suo cuore era pieno di coraggio e di silenziosa ira \u2026 Come ebbero preso posto tra i due eserciti in ordine di battaglia, mentre il cuore di tutta la folla intorno era sospeso fra la speranza e la paura, il Gallo, incombendo dall&#8217;alto con la sua gran mole, prfotendendo con la sinistra lo scudo, cal\u00f2 gi\u00f9 la spada, con grande fragore, di taglio, contro il nemico che avanzava all&#8217;attacco, ma senza colpirlo. Il Romano, <\/span><span>con la punta della spada alzata, colp\u00ec con lo scudo la parte pi\u00f9 bassa dello scudo dell&#8217;avversario, e, scivolando tra la spada del nemico e il suo corpo, cos\u00ec vicino che nessuna parte di lui era esposta, con un colpo, seguito da un altro, gli colp\u00ec il ventre e l&#8217;inguine, e atterr\u00f2 il nemico, che croll\u00f2, occupando uno spazio di terreno assai grande.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Dopo averlo atterrato, gli tagli\u00f2 via il capo, gli tolse la collana e se la mise, sangui\u00adnante, al collo.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>\u00a0Poi, senza recare altra violenza al corpo del nemio che giaceva a terra, lo spogli\u00f2 di una sola cosa, una collana, che, macchiata di sangue, si mise al collo.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Per questo egli stesso e i suoi posteri furono soprannominati &#8220;Torquati&#8221;.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>Il timore insieme all&#8217;ammirazione aveva reso i Galli attoniti, mentre i Romani si fecero avanti pieni di gioia dai loro posti incontro al loro sol\u00addato, congratulandosi con lui, e, ricoprendolo di lodi, lo condussero dal generale. Fra un zozzo canto, fatto dai soldati in una specie di versi, si ud\u00ec il sprannome di Torquato, e di qui fu dato comunemente come onorato soprannome usato anche dai discendenti della famiglia.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span>Anton Leeman fa seguire al confronto dei due passi una puntuale analisi formale che cos\u00ec riassumiamo.<\/span><\/p>\n<p><span>L<\/span><span>a scrittura di Quinto Claudio Quadrigario, che si caratterizza per l&#8217;immediatezza priva di sofisti-cazione e per la primitiva semplicit\u00e0<sup>4<\/sup>, viene rielaborata da Livio che innalza il tono del racconto conferendo al duello un colorito epico. In particolare notiamo i seguenti interventi:<\/span><\/p>\n<p><span>1. drammatizzazione in modo uniforme di tutta la narrazione;<\/span><\/p>\n<p><span>2. approfondimento dell&#8217;analisi dei caratteri e delle emozioni dei due guerrieri e della reazione dei due eserciti, i cui sentimenti sono presentati con immagini antitetiche; quasi totalmente limitata all&#8217;aspetto esteriore la descrizione dell&#8217;annalista, che \u00e8 precisa e realistica, secondo la buona tradizione romana;<\/span><\/p>\n<p><span>3. maggior variet\u00e0 stilistica: le frasi in Livio variano tra 4 e 34 parole, in Quadrigario tra 7 e 19 (la met\u00e0 delle frasi ha una lunghezza standard di 11-13 parole); in pi\u00f9 nell&#8217;annalista moltissime goffe ripetizioni verbali, specie nella descrizione della lotta (3 volte <em>iterum,<\/em> 3 volte <em>scuto scutum percutit<\/em>);<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span>accelerazione del ritmo: il racconto di Livio \u00e8 pieno di movimento, anche se non si tratta di quel movimento che scorre con facilit\u00e0, che \u00e8 il pi\u00f9 caratteristico del suo stile; la pagina di Quadrigario invece \u00e8 tutta sobbalzi e sussulti e quasi statica.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span><strong>Lo stretto rapporto tra retorica e storiografia antiche<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>Il brano proposto alla II sezione \u00e8 il discorso messo in bocca da Livio a Scipione alla vigilia della battaglia di Zama. Si tratta di un&#8217;<em>oratio<\/em> che rientra nel genere deliberativo: si deve decidere tra la pace e la prosecuzione della guerra.<\/span><\/p>\n<p><span>La tradizione di inserire discorsi nelle opere storiche risale quasi ininterrottamente ad Erodoto, il padre della storia.<\/span><\/p>\n<p><span>Di regola non sono documenti storici autentici, n\u00e9 resoconti di discorsi realmente pronunciati, ma libere composizioni, create dallo storico e inserite l\u00e0 dove egli trova l&#8217;occasione favorevole per caratterizzare, con un tale discorso. un personaggio eminente o una situazione importante. Quale momento storico pi\u00f9 importante della vigilia della battaglia di Zama, il cui esito avrebbe segnato l&#8217;avvenire della nostra civilt\u00e0 occidentale?<\/span><\/p>\n<p><span>L&#8217;esigenza della drammatizzazione comporta l&#8217;uso di discorsi contrapposti, procedimento praticato da Sallustio (e. g. i discorsi di Cesare e Catone, <em>Cat.<\/em> 51 e 52), da Tacito (e. g. i discorsi di Calgaco e di Agricola, <em>Agr<\/em>. 30-32 e 33-34) e a cui ricorre spesso Livio, come in quest&#8217;ora conclusiva della campagna d&#8217;Africa.<\/span><\/p>\n<p><span>Il discorso di Scipione in risposta a quello di Annibale \u00e8 in forma diretta, ma non pu\u00f2 essere classificato come una forma di riproduzione <\/span><span>pi\u00f9 vicina alla mim\u00e8si <\/span><span>(Genette 1972: 24ss)<\/span><span>. Lo dichiara<\/span><span> espressamente la cornice citante <em>aduersus haec imperator Romanus<\/em><strong><em> <\/em><\/strong><em>in hanc fere sententiam respondit <\/em>(Scipione \u201crispose pressappoco con parole di questo tipo\u201d).<em> <\/em>Questa formula introduttiva modalizzante<sup>5<\/sup>, come altre dello stesso tenore, indica chiaramente che lo storico non ha riportato il discorso tale quale \u00e8 stato pronunciato, ma lo ha rielaborato secondo la propria arte e stile .<\/span><\/p>\n<p><span>La scelta della forma diretta da parte di Livio contrasta con un requisito fondamentale professato dai teorici antichi che \u00e8 quello dell&#8217;unit\u00e0 richiesta da una forma d&#8217;arte perfetta. Scrive Nipperdey commentando il pensiero degli antichi<sup>6<\/sup>: \u00abLa prosa deve avere un carattere costante, un tono uniforme, senza presentare nulla di eterogeneo. \u2026 Per questo essi (sc. gli storici latini) non hanno riprodotto in tante opere i discorsi o le lettere di altri, nonostante li avessero a disposizione, ma, conservandone il contenuto, ne hanno cambiato la lingua in armonia con tutta l&#8217;opera\u00bb<sup>7<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p><span>La lingua latina, scrive Mariano Bassols de Climent (1967:360), nell&#8217;intendo di rispettare l&#8217;unit\u00e0 stilistica della prosa d&#8217;arte, ha saputo creare l&#8217;<em>oratio obliqua <\/em>(discorso indiretto)<sup>8<\/sup>, cio\u00e8 un sistema di equivalenze che le permettono di esprimere le molteplici sfumature che ricorrono nell&#8217;<em>oratio recta <\/em>(discorso diretto).<\/span><\/p>\n<p><span>Gli antichi ritenevano l&#8217;arte della storiografia come una branca della retorica. Si ricordi la definizione gi\u00e0 citata di Cicerone: <em>opus oratorium maxime <\/em>(Cic.<em> Leg.<\/em> 1, 5), \u201cun compito quanto mai adatto ad un oratore\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span>\u00c8 ovvio quindi ricercare nei discorsi inseriti le tendenze oratorie della storia. Essi non sono altro che una cristalizzazione della struttura del discorso fissato dalla retorica.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>La retorica antica<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>(<\/span><span>h9 r9htorikh\/, <\/span><span>sc.<\/span><span> te\/xnh<\/span><span> da <\/span><span>ei1rw,<\/span><span> dico, \u201cl&#8217;arte del dire\u201d )<\/span><\/p>\n<p><span>La retorica nasce a Siracusa nei primi decenni del V secolo a.C. I tiranni Gelone e il suo successore Gerone avevano proceduto a prolungate espropriazioni di terreni da distribuire ai propri mercenari. Nel 467 a.C., quando le insurrezioni popolari riuscirono ad abbattere la tirannide, si apr\u00ec una serie di processi sulle legittime propriet\u00e0 dei terreni confiscati. I dibattiti pubblici necessitavano di metodi e di tecniche migliori per convalidare accuse e difese.<\/span><\/p>\n<p><span>La codificazione di questi metodi inizia appunto da Cor\u00e0ce e dal suo allievo Tisia, per giungere, passando per Gorgia, Isocrate, Aristotele, Cicerone, Quintiliano, fino ed oltre la fine il mondo antico. La codificazione poggiava su un principio di base: la differenza tra l\u2019<em>esser vero<\/em> e il <em>sembrar vero<\/em>, a vantaggio della verosimiglianza.<\/span><\/p>\n<p><span>La teoria retorica distingue tre generi di discorso, ognuno dei quali si rivolge ad un suo uditorio, ha una sua finalit\u00e0, un suo oggetto, un suo tempo, un suo ragionamento, suoi luoghi comuni.<\/span><\/p>\n<p><span>Il genere deliberativo \u00e8 indirizzato ai membri di un&#8217;assemblea, ha per obiettivo consigliare e dissuadere, per oggetto l&#8217;utile e il nocivo, come tempo l&#8217;avvenire, il suo ragionamento \u00e8 basato sugli <em>exempla<\/em>, ha come luoghi comuni il possibile e l&#8217;impossibile, il degno, il giusto, l&#8217;utile\u2026<\/span><\/p>\n<p><span>Il genere giudiziario, che \u00e8 quello che, per ovvie ragioni, \u00e8 il pi\u00f9 codificato, si rivolge ai giudici, assume come finalit\u00e0 la difesa o l&#8217;accusa, ha per oggetto il giusto e l&#8217;ingiusto, riguarda il passato, fonda il suo ragionamento sugli entim\u00e8mi (il sillogismo fondato su premesse soltanto probabili), i suoi luoghi comuni sono il reale e il non reale.<\/span><\/p>\n<p><span>Infine il genere epidittico si rivolge al pubblico, loda o biasima, ha per oggetto il bello e il brutto, \u00e8 ancorato al presente, procede attraverso comparazioni amplificatorie, i suoi <\/span><span>to\/poi<\/span><span> sono il pi\u00f9 e il meno.<\/span><\/p>\n<p><span>La <\/span><span>te\/xnh r9htorikh\/ <\/span><span>comprende cinque operazioni principali, che sono gli atti di una strutturazione progressiva del discorso:<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><em><\/em><span><em>inventio<\/em> (<\/span><span>eu1resij<\/span><span>): <em>invenire quid dicas, \u201c<\/em>trovare cosa dire\u201d;<\/span><\/li>\n<li><em><\/em><span><em>dispositio <\/em>(<\/span><span>ta\/cij<\/span><span>): <em>inventa disponere<\/em>, \u201cmettere in ordine quel che si \u00e8 trovato\u201d;<\/span><\/li>\n<li><em><\/em><span><em>elocutiio <\/em>(<\/span><span>le\/cij<\/span><span>): <em>ornare verbis<\/em>, \u201caggiungere l&#8217;ornamento delle figure\u201d:<\/span><\/li>\n<li><em><\/em><span><em>actio<\/em> (<\/span><span>u9po\/krisij<\/span><span>): <em>agere et pronuntiare,<\/em> \u201crecitare il discorso come un attore: gesti e dizione\u201d;<\/span><\/li>\n<li><span>memoria (<\/span><span>mnh\/mh<\/span><span>): <em>memoriae mandare<\/em>, \u201cl&#8217;uso delle tecniche o artifici mnemonici\u201d.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span>Le pi\u00f9 importanti di queste cinque operazioni sono le prime tre:<em> inventio, dispositio<\/em> ed <em>elocutio. <\/em>L<em>&#8216;actio<\/em> e la <em>memoria<\/em> sono state presto sacrificate fino ad essere completamente dimenticate quando dai discorsi declamati si pass\u00f2 alle opere scritte.<\/span><\/p>\n<p><span>La <em>dispositio <\/em>(<\/span><span>ta\/cij<\/span><span>), cio\u00e8 la \u201ccomposizione\u201d, costituisce la struttura del discorso che prevede quattro parti fondamentale: l&#8217;esordio, la <em>narratio<\/em>, la <em>confirmatio<\/em> e l&#8217;epilogo.<\/span><\/p>\n<p><span>Le parti estreme (l&#8217;esordio e l&#8217;epilogo) hanno la funzione di <em>animos impellere<\/em>, \u201ccommuovere\u201d, le parti interne (<em>narratio<\/em> e <em>confirmatio<\/em>) quella di <em>rem docere,<\/em> \u201cinformare, convincere\u201d. Si ha cos\u00ec una struttura a chiasmo.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span><strong>La condanna della retorica nell&#8217;et\u00e0 del Romanticismo<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>La concezione corrente della retorica, che risale al Romanticismo, propugnatore della libert\u00e0 assoluta dell&#8217;artista, l&#8217; associa all\u2019idea di discorsi ampollosi e stantii. Per questa ragione, la retorica \u00e8 stata spesso confusa con l\u2019insieme delle mosse linguistiche artefatte per persuadere il pubblico.<\/span><\/p>\n<p><span>\u00a0Questa idea non tiene conto della sua articolazione che comprende gran parte dei temi dibattuti dalle discipline logiche, filosofiche e linguistiche, n\u00e9 della sua millenaria storia, nella quale essa coinvolge ambiti di sapere oggi distinti e specifici, come la dialettica, la letteratura, la semiotica, la pragmatica, e perfino quelle discipline che riguardano le odierne tecniche dell&#8217;informazione e delle comunicazioni di massa.<\/span><\/p>\n<p><span>Nell&#8217;Ottocento e nel Novecento, scrive Bice Mortara Garavelli, sono state comminate sentenze capitali contro questa disciplina antica, ma, aggiunge, non furono mai eseguite. Ad essere sotto accusa era \u00abuna precettistica di cui sfuggivano le ragioni, un coacervo di incrostazioni su un monumento reso irriconoscibile\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span>La retorica antica \u00e8, assieme alla grammatica, la pi\u00f9 longeva disciplina<strong> <\/strong>che studi il linguaggio ed \u00e8 pi\u00f9 di tutte le discipline antiche quella che merita il nome di scienza (Guiraud 1967: 24 e 29).<\/span><\/p>\n<p><span>La conoscenza della retorica antica \u00e8 indispensa<\/span><span>bi<\/span><span>le, afferma Elio Pasoli <em>(<\/em>1974: IX), non solo per comprendere il pi\u00f9 esattamente possibile il rapporto tra l&#8217;opera antica e il suo pubblico, ma\u00a0 anche per noi per penetrare, a nostra volta, con la mente di lettori di oggi, il vero significato dell&#8217;opera classica che stiamo leggendo.<\/span><\/p>\n<p><span>Essa \u00abha regnato in Occidente dal V secolo prima di Cristo al XIX dopo Cristo\u00bb (Barthes 1972: 7).<\/span><\/p>\n<p><span>L\u2019Ottocento, \u00e8 il secolo della sua crisi e del suo discredito. Francesco De Sanctis rifiuta in blocco la precettistica retorica: ai valori dell&#8217;artigiano contrappone quelli dell&#8217;artista.<\/span><\/p>\n<p><span>La condanna del Croce \u00e8 perentoria, anche perch\u00e9 la disciplina non poteva in alcun modo accordarsi con la sua teoria estetica: l&#8217;affermazione dell&#8217;identit\u00e0 tra l&#8217;intuizione e l&#8217;espressione non era affatto in sintonia con una disciplina che alla fine del XIX secolo continuava ad essere rigidamente classificatoria.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>La sua rinascita nella seconda met\u00e0 del Novecento<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>La riabilitazione della retorica anche in Italia si ha negli anni Sessanta del Novecento, quando il nostro orizzonte culturale si apre ai contenuti provenienti dall&#8217;estero concernenti la linguistica, la semeiotica e la teoria della letteratura.<\/span><\/p>\n<p><span>Di portata epocale fu la pubblicazione nel 1958 di un testo fondamentale, il <em>Trait\u00e9 de l&#8217;argumentation. La nouvelle rh\u00e9torique<\/em> (il <em>Trattato dell&#8217;argomentazione. La nuova retorica<\/em>) di ispirazione neo-aristotelica di Ch. Perelman \u2013 L. Olbrechts Tyteca, che riabilita la retorica e l\u2019antico accordo aristotelico tra dialettica e retorica. La neo-retorica si risolve non in teoria della dimostrazione, ma in quella dell&#8217;argomentazione<sup>9<\/sup>. Siamo appunto nell&#8217;epoca delle comunicazioni di massa dove domina la funzione conativa del linguaggio. Nell&#8217;anno precedente, il 1957, era uscito il volume <em>Syntactic Structure<\/em>s (<em>Le strutture della sintassi<\/em>) di Noam Chomsky, che ha rinnovato profondamente gli studi grammaticali.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Il confronto tra Polibio 15. 8. 1\u201314 e Livio 30, 31, 1 \u2013 9<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>Ragnar Ullmann mette a confronto il discorso di Scipione nella versione di Polibio (ca. 200- 120 a. C.) e nella rielaborazione di Livio (ca. 59 a. C \u2013 ca. 14 d.C.). Premettiamo che l&#8217;Ullmann sostituisce alle tradizionali denominazioni delle quattro parti fondamentali della <em>dispositio <\/em>(<\/span><span>ta\/cij<\/span><span>), e cio\u00e8 l&#8217;esordio, la <em>narratio<\/em>, la <em>confirmatio<\/em> e l&#8217;epilogo, una nomenclatura leggermente diversa: esordio, <em>narratio<\/em>, <em>tractatio<\/em> e <em>conclusio.<\/em><\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>POLIBIO 15. 8. 1\u201314<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>LIVIO 30, 31, 1 \u2013 9<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span><em>Tractatio: dignum <\/em>(\u00a7\u00a7 1b \u2013 2)<\/span><\/p>\n<p><span>1b. \u00abResponsabili della guerra per la Sicilia e di quella per l&#8217;Iberia non sono stati i Romani, ma chiaramente i Cartaginesi, e tu, Annibale, lo sai benissimo. 2. Ed anche gli dei l&#8217;hanno testimoniato, visto che hanno concesso la vittoria non a quanti hanno iniziato le ingiuste ostilit\u00e0, bens\u00ec a coloro che da queste si sono difesi.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>\u00a0 <em>\u00a0 Proemium <\/em>(\u00a7\u00a7 1 &#8211; 2)<\/span><\/p>\n<p><span>1b. Non mi sfuggiva affatto che i Cartaginesi per l&#8217;attesa del tuo arrivo hanno rotto sia l&#8217;attuale impegno di tregua sia la speranza di pace; 2. e certo non lo dissimuli tu che dalle precedenti condizioni di pace sottrai tutto tranne ci\u00f2 che da tempo \u00e8 in nostro pieno possesso.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>\u00a0\u00a0 <em>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Iustum <\/em>(\u00a7\u00a7 3 \u2013 5)<\/span><\/p>\n<p><span>3. Nessuno pi\u00f9 di me tiene presente il carattere mutevole della Fortuna e fa tutto il possibile per capire le situazioni umane. 4. Tuttavia, se prima che i Romani passassero in Libia tu ti fossi spontaneamente ritirato dall&#8217;Italia ed avessi poi avanzato loro queste proposte di pace, ritengo che la tua speranza non sarebbe rimasta delusa; 5. senonch\u00e9, dato che tu sei stato mandato via dall&#8217;Italia tuo malgrado, mentre noi, una volta passati in Libia, siamo diventati padroni del campo, la situazione, evidentemente, risulta mutata in modo notevole.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<ol>\n<li><span>Ma come tu ti preoccupi che i tuoi concit-tadini capiscano da quanto peso siano da te sollevati, cos\u00ec io devo impegnarmi a che essi non abbiano oggi come premio la sottrazione dalle condizioni di pace di quelle clausole che allora sottoscrissero.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span><em>Tractatio <\/em>(\u00a7\u00a7 4b &#8211;\u00a0 5):<em> dignum<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>4. Sebbene non meritevoli di vedervi riconoscere le stesse condizioni, chiedete anche che la frode vi giovi.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>6. Ma c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9: a che punto siamo arrivati? Eccolo! 7. Allorch\u00e9 i tuoi concittadini, battuti, ci supplicarono di venire a patti, noi mettemmo per iscritto le condizioni, tra le quali, oltre a quelle, che tu hai avanzato adesso, figuravano pure le seguenti: che i Cartaginesi avrebbero restituito i prigionieri senza esigere riscatto, che avrebbero consegnato le navi coperte, che avrebbero pagato cinquemila talenti e infine che avrebbero consegnato degli ostaggi a garanzia dell&#8217;adempimento di tali condizioni. 8. Queste sono state le clausole che reciprocamente abbiamo sottoscritto. Quindi abbiamo inviato entrambi degli ambasciatori per sottoporle al nostro senato e al popolo, noi Romani, dichiarando che eravamo d&#8217;accordo con esse, voi Cartaginesi, invece, addirittura pregando di ottenerne la ratifica. 9. Il senato acconsent\u00ec ed il popolo le approv\u00f2. Ottenuto quanto chiedevamo, i Cartaginesi non vi sono rimasti fedeli e ci hanno traditi.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span>N\u00e9 i nostri padri hanno dato inizio alla guerra per la Sicilia, n\u00e9 noi per la Spagna. Allora il pericolo corso dagli nostri alleati Mamertini e ora la distruzione di Sagunto ci hanno fatto intraprendere una guerra santa e giusta.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>10. Che resta ancora da fare? Mettiti tu al mio posto e rispondi. 11. Dovremmo cancellare le imposizioni pi\u00f9 gravose? Immagino perch\u00e9 i tuoi concittadini, una volta vista premiata la loro slealt\u00e0, imparino a continuare anche in futuro a tradire i loro benefattori! 12. Oppure perch\u00e9, una volta ottenuto quanto chiedono, si sentano obbligati ad esserci riconoscenti? Proprio ora che, dopo molte suppliche, avevano ottenuto quanto chiedevamo, essi, non appena hanno potuto attaccarsi a quel briciolo di speranza che tu offrivi loro, subito ci hanno trattati come avversari e nemici.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<ol>\n<li><span>Che siete stati voi i provocatori lo ammetti tu stesso e ne sono testimoni gli dei che di quella guerra assegnarono un esito secondo la legge umana e divina e lo danno e daranno di questa.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <em>Iustum <\/em>(\u00a7\u00a7 6-8)<\/span><\/p>\n<p><span>6. Per quanto mi riguarda, ricordo la debolezza umana, considero la potenza della fortuna e so che tutto ci\u00f2 che facciamo \u00e8 soggetto ai mille casi fortuiti.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>13. In una situazione del genere, si potrebbe certamente riproporre alla nostra assemblea popolare la questione della pace, se, per\u00f2, venisse aggiunta una qualche clausola pi\u00f9 gravosa; ma se ne dobbiamo cancellare qualcuna delle gi\u00e0 esistenti, la discussione assembleare non ha alcun senso.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>7. Ma, come dovrei ammettere di comportarmi con arroganza e violenza se, prima di passare in Africa, ti avessi respinto nel caso di un tuo ritiro volontario dall&#8217;Italia e, imbarcato il tuo esercito, di una tua personale richiesta di pace, 8. cos\u00ec ora, dopo averti trascinato in Africa, quasi afferrandoti per mano, nonostante le tue resistenze ed esitazioni, non mi sento vincolato nei tuoi confronti da nessun riguardo.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>14. Dove voglio ancora arrivare? O voi e la vostra patria vi arrendete, oppure vinceteci in combattimento\u00bb. (A. Vimercati)<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"middle\">\n<p><span>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <em>\u00a0 Conclusio <\/em>(\u00a7 9)<\/span><\/p>\n<p><span>9. Perci\u00f2, se a quelle condizioni in base alle quali sembrava che allora si sarebbe conclusa la pace, si aggiunge qualcosa, quasi un&#8217;indennit\u00e0 per l&#8217;assalto alle navi con le vettovaglie e l&#8217;oltraggio agli ambasciatori, pu\u00f2 esservi ragione di riferirne al consiglio. Se poi anche quelle vi sembrano gravose, preparate la guerra, dato che non avete saputo accettare la pace.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span>Dal confronto tra il discorso di Scipione in Polibio e quello in Tito Livio l&#8217;Ullmann rileva:<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span>la corrispondenza della <em>tractatio<\/em> tra le due versioni<em>, <\/em>svolta con i luoghi comuni del <em>dignum<\/em> e\u00a0 dell&#8217; <em>iustum<\/em>, \u00e8 cos\u00ec grande che spesso ritornano le stesse espressioni:<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span><strong><em>dignum<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span><strong>Polibio:<\/strong> <strong>\u00a7 1 b<\/strong>: Responsabile della guerra per la Sicilia e di quella per l&#8217;Iberia non sono stati i Romani, ma chiaramente i Cartaginesi, e tu, Annibale, lo sai benissimo<strong>. \u00a7 2:<\/strong> Ed anche gli dei l&#8217;hanno testimoniato, visto che hanno concesso la vittoria non a quanti hanno iniziato le ingiuste ostilit\u00e0, bens\u00ec a coloro che da queste si sono difesi.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Livio: \u00a7 4b: <\/strong>N\u00e9 i nostri padri hanno dato inizio alla guerra per la Sicilia, n\u00e9 noi per la Spagna. Allora il pericolo corso dagli nostri alleati Mamertini e ora la distruzione di Sagunto ci hanno fatto intraprendere una guerra santa e giusta. <strong>\u00a7 5<\/strong>: Che siete stati voi i provocatori lo ammetti tu stesso e ne sono testimoni gli dei che di quella guerra assegnarono un esito secondo la legge umana e divina e lo danno e daranno di questa. Perci\u00f2 la dignit\u00e0 del popolo romano impone di rispondere all&#8217;attacco.<\/span><\/p>\n<p><span><strong><em>iustum<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span><strong>Polibio: \u00a7 3:<\/strong> Nessuno pi\u00f9 di me tiene presente il carattere mutevole della Fortuna e fa tutto il possibile per capire le situazioni umane. <strong>\u00a7 4:<\/strong> Tuttavia, se prima che i Romani passassero in Libia tu ti fossi spontaneamente ritirato dall&#8217;Italia ed avessi poi avanzato loro queste proposte di pace, ritengo che la tua speranza non sarebbe rimasta delusa; <strong>\u00a7 5:<\/strong> senonch\u00e9, dato che tu sei stato mandato via dall&#8217;Italia tuo malgrado, mentre noi, una volta passati in Libia, siamo diventati padroni del campo, la situazione, evidentemente, risulta mutata in modo notevole.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Livio:<\/strong> <strong>\u00a7 6:<\/strong> Per quanto mi riguarda, ricordo la debolezza umana, considero la potenza della fortuna e so che tutto ci\u00f2 che facciamo \u00e8 soggetto ai mille casi fortuiti.<strong> \u00a7 7:<\/strong> Ma, come dovrei ammettere di agire con arroganza e violenza se, prima di passare in Africa, ti avessi respinto mentre ti ritiravi volontariamente dall&#8217;Italia e, imbarcato il tuo esercito, venivi personalmente a chiedere la pace, \u00a7 <strong>8:<\/strong> cos\u00ec ora, dopo averti trascinato in Africa, quasi afferrandoti per mano, nonostante le tue resistenze ed esitazioni, non mi sento vincolato nei tuoi confronti da nessun riguardo. Perci\u00f2 la condotta romana \u00e8 conforme al diritto.<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span>Livio aggiunge un<em> proemium <\/em>(con la<em> propositio<\/em>) e una c<em>onclusio<\/em> con considerazioni oratorie.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span>Contrariamente alla sua abitudine ad allargare i periodi, Livio non solo ha alterato ma ha anche abbreviato la fine del discorso di Polibio: ai \u00a7\u00a7 6-14 dello storico greco corrisponde in Livio solo il \u00a7 9. La ragione potrebbe essere il fatto che Livio anticipa le clausole della pace al capitolo XVI, \u00a7\u00a7 10-12 del libro XXX in un passo di origine certamente polibiana che tuttavia non abbiamo conservato. Le decisioni pi\u00f9 pesanti per la rottura dell&#8217;armistizio da parte dei Cartaginesi che Polibio attribuisce al popolo, Livio le assegna al consiglio di guerra. Pu\u00f2 dipendere dal fatto che Livio segue una fonte diversa o da una sua mancanza di competenza in proposito?<\/span><\/p>\n<p><span>Nella caratterizzazione dei due oratori, \u00e8 evidente la tendenza patriottica in Livio, che mira ad abbassare il capo cartaginese e a mettere Scipione e i Romani nella migliore luce possibile. Il patavino cerca sempre nella sua rappresentazione della personalit\u00e0 di Annibale di dipingerlo come grande capo militare e uomo politico eminente, ma senza scrupoli e senza considerazioni morali.<\/span><\/p>\n<p><span>Inoltre con la scelta e l&#8217;elaborazione dei due <\/span><span>to\/poi<\/span><span> del<em> dignum<\/em> e <em>iustum<\/em> Livio fa valere la superiorit\u00e0 morale della causa romana.<\/span><\/p>\n<p><span>Insomma Polibio descrive i due oratori in modo pi\u00f9 reale e sobrio, ma pi\u00f9 secco e conciso di Livio, che gli \u00e8 superiore per la continuit\u00e0 della descrizione che mette in luce<strong> <\/strong>le qualit\u00e0 degli oratori e per la variet\u00e0 dei dettagli.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>La <em>dispositio<\/em> (<\/strong><\/span><span><strong>ta\/cij, <\/strong><\/span><span><strong>la composizione) del discorso liviano di Scipione<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span><em>Cornice citante<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>1. \u00abAdversus haec imperator Romanus in hanc fere sententiam respondit<sup>10<\/sup>:<\/span><\/p>\n<p><span>1-2:\u00a0 Esordio (p<em>roemium): Principium ab adversariis: <\/em>i Cartaginesi hanno tradito la convenzione sperando nell&#8217;arrivo di Annibale, il quale conferma questo sospetto eliminando tutte le condizioni precedenti ad eccezione di ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 in potere dei Cartaginesi.<\/span><\/p>\n<p><span>&#8216;Non me fallebat,<\/span><\/p>\n<p><span>Hannibal,<\/span><\/p>\n<p><span>adventus tui spe Carthaginienses et praesentem indutiarum fidem et spem pac\u012bs t\u016brb\u0101ss\u0115 ;<\/span><\/p>\n<p><span>2.<\/span><\/p>\n<p><span>neque tu id sane dissimulas<\/span><\/p>\n<p><span>qui de condicionibus superioribus pacis omnia subtrahas praeter ea<\/span><\/p>\n<p><span>quae iam pridem in nostr\u0101 p\u014ft\u0113st\u0101t\u0115 s\u016bnt..<\/span><\/p>\n<p><span>3-4a:<em> Propositio <\/em>(esposizione del tema)<em>: <\/em>come il compito di Annibale \u00e8 quello di poter mostrare ai suoi concittadini degli alleggerimenti delle condizioni, il suo sar\u00e0 quello di non farli gioire per la rottura di queste condizioni rifiutando loro gli alleggerimenti come premio della loro frode.<\/span><\/p>\n<p><span>3.<\/span><\/p>\n<p><span>Ceterum<\/span><\/p>\n<p><span>ut tibi curae est<\/span><\/p>\n<p><span>sentire cives tuos<\/span><\/p>\n<p><span>quanto per te onere leventur,<\/span><\/p>\n<p><span>sic mihi laborandum est<\/span><\/p>\n<p><span>ne<\/span><\/p>\n<p><span>quae tum pepigerunt<\/span><\/p>\n<p><span>hodie subtracta ex condicionibus pacis praemia p\u0113rf\u012dd\u012d\u0101e h\u0103b\u0115\u0101nt.<\/span><\/p>\n<p><span>4.<\/span><\/p>\n<p><span>Indigni<\/span><\/p>\n<p><span>quibus eadem pateat condicio,<\/span><\/p>\n<p><span>etiam<\/span><\/p>\n<p><span>ut prosit v\u014db\u012bs fr\u0101us<\/span><\/p>\n<p><span>p\u0115t\u012dt\u012ds.<\/span><\/p>\n<p><span><em>\u00a0Tractatio<sup>11<\/sup>:<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>4b-5: a)<em> dignum: <\/em>i Cartaginesi hanno cominciato la guerra precedente e la presente, come Annibale stesso ammette e gli dei l&#8217;hanno confermato col risultato. Perci\u00f2 la dignit\u00e0 del popolo romano impone di rispondere all&#8217;attacco.<\/span><\/p>\n<p><span>6-8: b) <em>iustum: <\/em>Scipione conosce bene la debolezza umana e la volubilit\u00e0 della fortuna. Agirebbe orgogliosamente se rifiutasse la pace in caso di una richiesta a questo riguardo da parte di Annibale prima della sua partenza dall&#8217;Italia, mentre ora, quando egli l&#8217;ha attirato in Africa, non \u00e8 legato da alcun obbligo verso di lui. Perci\u00f2 la condotta romana \u00e8 conforme al diritto.<\/span><\/p>\n<p><span>Neque patres nostri priores de Sicilia<\/span><\/p>\n<p><span>neque nos de Hispania f\u0113c\u012dm\u016bs b\u0113ll\u016dm;<\/span><\/p>\n<p><span>et tunc Mamertinorum sociorum periculum<\/span><\/p>\n<p><span>et nunc Sagunti excidium nobis pia ac iusta indu\u0113r\u016bnt \u0101rm\u0103..<\/span><\/p>\n<p><span>5.<\/span><\/p>\n<p><span>Vos lacessisse<\/span><\/p>\n<p><span>et tu ipse fateris<\/span><\/p>\n<p><span>et di testes sunt<\/span><\/p>\n<p><span>qui et illius belli exitum secundum ius \u0101squ\u0115 d\u0115d\u0113r\u016bnt<\/span><\/p>\n<p><span>et h\u016bi\u016bs d\u0101nt<\/span><\/p>\n<p><span>\u0113t d\u0103b\u016bnt.<\/span><\/p>\n<p><span>6.<\/span><\/p>\n<p><span>&#8216;Quod ad me attinet,<\/span><\/p>\n<p><span>et humanae infirmitatis memini<\/span><\/p>\n<p><span>et vim fortunae reputo<\/span><\/p>\n<p><span>et<\/span><\/p>\n<p><span>omnia<\/span><\/p>\n<p><span>quaecumque agimus<\/span><\/p>\n<p><span>subiecta esse mille casibus<\/span><\/p>\n<p><span>scio;<\/span><\/p>\n<p><span>7.<\/span><\/p>\n<p><span>ceterum<\/span><\/p>\n<p><span>quemadmodum<\/span><\/p>\n<p><span>superbe et violenter me<\/span><\/p>\n<p><span>faterer<\/span><\/p>\n<p><span>facere<\/span><\/p>\n<p><span>si<\/span><\/p>\n<p><span>priusquam in Africam traiecissem<\/span><\/p>\n<p><span>te<\/span><\/p>\n<p><span>tua voluntate cedentem Italia<\/span><\/p>\n<p><span>et<\/span><\/p>\n<p><span>imposito in naves exercitu<\/span><\/p>\n<p><span>ipsum venientem ad pacem petendam<\/span><\/p>\n<p><span>aspernarer,<\/span><\/p>\n<p><span>8.<\/span><\/p>\n<p><span>sic nunc<\/span><\/p>\n<p><span>cum<\/span><\/p>\n<p><span>prope manu conserta<\/span><\/p>\n<p><span>restitantem<\/span><\/p>\n<p><span>ac tergiversantem in Africam attraxerim<\/span><\/p>\n<p><span>nulla sum tibi verec\u016bnd\u012da-\u014dbstr\u012bct\u016ds.<\/span><\/p>\n<p><span>Epilogo<em> (<\/em> fine del discorso)<\/span><\/p>\n<p><span>Se i Cartaginesi hanno qualche cosa da aggiungere alle condizioni, e.g., il risarcimento per il sequestro delle navi durante la tregua o per la violazione dei diritti degli inviati, egli sottopone la cosa al consiglio, ma, anche se questo sembra troppo pesante, bisogna che si preparino alla guerra.<em><\/em><\/span><\/p>\n<p><span>9.<\/span><\/p>\n<p><span>Proinde<\/span><\/p>\n<p><span>si quid ad ea<\/span><\/p>\n<p><span>in quae tum pax conventura videbatur,<\/span><\/p>\n<p><span>quasi multa navium cum commeatu per indutias expugnatarum legatorumque violatorum,<\/span><\/p>\n<p><span>adicitur,<\/span><\/p>\n<p><span>est<\/span><\/p>\n<p><span>quod referam ad consilium:<\/span><\/p>\n<p><span>sin illa quoque gravia videntur,<\/span><\/p>\n<p><span>bell\u016bm p\u0103r\u0101t\u0115<\/span><\/p>\n<p><span>quoniam pacem pati n\u014dn p\u014ft\u016d\u012bst\u012ds\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Analisi dell&#8217;<em>elocutio<\/em> <\/strong>(<\/span><span>le\/cij<\/span><span>, l&#8217;espressione )<\/span><\/p>\n<p><span>Cicerone, sulla scia di Teofrasto, enumera le quattro <em>virtutes elocutionis<\/em> (<\/span><span>a0retai\/ th~j le\/cewj<\/span><span>):<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span>la <em>puritas (Latinitas,<\/em><\/span><span><em> <\/em>e9llhnismo\/j<\/span><span><em>), <\/em>cio\u00e8 correttezza lessicale e grammaticale;<\/span><\/li>\n<li><span>la <em>perspicuitas, <\/em>cio\u00e8 chiarezza necessaria perch\u00e9 il discorso sia comprensibile<em>;<\/em><\/span><\/li>\n<li><em><\/em><span><em> <\/em>l&#8217;<em>ornatus <\/em>(<\/span><span> ko\/smoj, kataskeuh\/<\/span><span>), che mira alla bellezza dell&#8217;espressione linguistica;<\/span><\/li>\n<li><span>e<em> <\/em>l&#8217;<em>aptum <\/em>(<\/span><span>pre\/pon, <\/span><span>conveniente), che \u00e8 la disposizione ordinata della materia che ha come finalit\u00e0 il successo del discorso che consiste nella persuasione.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span>Noi ci limitiamo a qualche osservazione sull&#8217;<em>ornatus, <\/em>seguendo lo svolgersi del discorso. La \u201cNouvelle Rh\u00e9torique\u201d non considera pi\u00f9 le figure come gemme della veste esteriore, ma come procedimenti espressivi connotativi.<\/span><\/p>\n<p><span>L<em>&#8216;incipit<\/em> \u00e8 tutto giocato su una figura di pensiero, la litote: <em>non me fallebat, neque tu id sane dissimulas.<\/em> Lausberg la definisce un&#8217;ironia di dissimulazione finalizzata ad ottenere un grado superlativo con la negazione del contrario: \u201cnon piccolo\u201d significa \u201cmolto grande\u201d. Il nostro linguaggio quotidiano \u00e8 ricco di litoti, che devono la loro forza anche al tono e alle circostanze del discorso: <em>non \u00e8 mica stupido, non \u00e8 uno stinco di santo, non \u00e8 un genio\u2026<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>Nel primo periodo notiamo ancora tre figure di costruzione: l&#8217;iperbato <em>praesentem indutiarum fidem <\/em>che separa l&#8217;attributo dal sostantivo marcandolo; il chiasmo <em>indutiarum fidem et spem pacis<\/em>, che dispone specularmente costituenti con le stesse funzioni sintattiche e rompe cos\u00ec l&#8217;attesa simmetria (<em>indutiarum fidem et pacis spem<\/em>) e il polisindeto (<strong><em>et<\/em><\/strong><em> praesentem indutiarum fidem <\/em><strong><em>et<\/em><\/strong><em> spem pacis<\/em>).<\/span><\/p>\n<p><span>Quest&#8217;ultima figura del <em>genus copiosum<\/em> si presenta qui nella forma commatica (Lausberg 1969: 145), cio\u00e8 la congiunzione collega non parole singole, ma gruppi di parole. \u00c8 una forma particolarmente sofisticata di anafora con un valore marcatamente espressivo ed \u00e8 un fenomeno particolarmente poetico. (Hofmann-A. Szantyr II 1972: 695).<\/span><\/p>\n<p><span>Il polisindeto allitterante viene riproposto per tutto il passo sempre nel tipo composto di gruppi di parole: cinque volte con l&#8217;<em>et<\/em>, una volta con la negazione <em>neque:<\/em><\/span><\/p>\n<p><span><strong>\u00a7 1<em>. et<\/em><\/strong><em> praesentem indutiarum fidem <\/em><strong><em>et<\/em><\/strong><em> spem pacis turbasse<\/em><\/span><\/p>\n<p><span><strong>\u00a7 4. <em>Neque<\/em><\/strong><em> patres nostri \/<\/em><strong><em> neque<\/em><\/strong><em> nos de Hispania fecimus bellum<\/em><\/span><\/p>\n<p><span><strong>\u00a7 4. <em>et <\/em><\/strong><em>t<\/em><\/span><span><em>unc<\/em><\/span><span><em> Mamertinor<\/em><strong><em>um <\/em><\/strong><em>socior<\/em><strong><em>um<\/em><\/strong><em> pericul<\/em><strong><em>um<\/em><\/strong><em> et n<\/em><\/span><span><em>unc<\/em><\/span><span><em> Sagunti excidi<\/em><strong><em>um<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span><strong>\u00a7 5. <em>et <\/em><\/strong><em>tu ipse fateris <\/em><strong><em>et<\/em><\/strong><em> di testes sunt<\/em><\/span><\/p>\n<p><span><strong>\u00a7 5. <em>et<\/em><\/strong><\/span><span><em> illius <\/em><\/span><span><em>belli exitum secundum ius fasque dederunt <\/em><strong><em>et <\/em><\/strong><\/span><span><em>huius <\/em><\/span><span><em>dant <\/em><strong><em>et <\/em><\/strong><em>dabunt<\/em><\/span><\/p>\n<p><span><strong>\u00a7 6. <em>et<\/em><\/strong><em> humanae infirmitatis memini <\/em><strong><em>et <\/em><\/strong><em>vim fortunae reputo <\/em><strong><em>et <\/em><\/strong><em>omnia \u2026 subiecta esse mille casibus scio.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>In questi <em>cola, disiecta <\/em>dal loro cotesto<sup>12<\/sup>, notiamo altre due figure che, col polisindeto, sono finalizzate soprattutto a creare nel discorso effetti sonori e ritmici: l&#8217;omeoteleuto e il politt\u00f2to. La prima consiste nell&#8217;uguaglianza fonica delle terminazioni: si ha in <em>t<\/em><strong><em>unc<\/em><\/strong><em> \u2026 n<\/em><strong><em>unc<\/em> <\/strong>e in <em>excidi<\/em><strong><em>um\u2026 <\/em><\/strong><em>Mamertinor<\/em><strong><em>um <\/em><\/strong><em>socior<\/em><strong><em>um<\/em><\/strong><em> pericul<\/em><strong><em>um\u2026<\/em><\/strong><em> Sagunti excidi<\/em><strong><em>um<\/em><\/strong><em>; <\/em>la seconda indica la ripetizione ravvicinata di una parola in funzioni sintattiche diverse (<em>dederunt\u2026 dant \u2026 dabunt<\/em>). \u00c8 frequente anche nel nostro linguaggio comune (<em>stare con le mani in mano, gli occhi negli occhi\u2026 <\/em>) e soprattutto in quello pubblicitario in funzione enfatica.<\/span><\/p>\n<p><span>Segue una figura di pensiero, la <em>similitudo (ut \u2026 sic), <\/em>formulata in maniera lunga, cio\u00e8 con frasi, nella forma di contrasto con evidente forza argomentativa. Scipione contrappone il desiderio di Annibale che i Cartaginesi riconoscano che la sua presenza con un esercito ancora efficiente possa ottenere condizioni di pace pi\u00f9 vantaggiose e la sua volont\u00e0 che essi non vedano premiata la loro perfidia. La contrapposizione \u00e8 marcata dai dativi <em>tibi <\/em>e <em>mihi <\/em>collocati simmetricamente subito dopo i connettivi sintattici (<em>ut\u2026 sic<\/em>).<\/span><\/p>\n<p><span>La struttura di questa frase complessa \u00e8 redatta in stile periodico: al centro la<\/span><span>principale <em>mihi laborandum est, <\/em>la comunicazione-base, attorno cui si dispongono le frasi dipendenti.<\/span><\/p>\n<p><span>Ai \u00a7\u00a7 7 e 8 ritorna, collegata alla prima dalla ripetizione di <em>ceterum,<\/em> la<em> similitudo<\/em> in una formulazione pi\u00f9 lunga: <em>quemadmodum\u2026 sic.<\/em> Si presenta ancora nel tipo <em>per contrarium <\/em>o <em>per negationem <\/em>(<em>Rhet. Her<\/em>. 4,59). La negazione non \u00e8 espressa formalmente, ma \u00e8 implicita nell&#8217;affermazione di Scipione che la sua ipotetica reazione sarebbe stata ingiusta <em>(superbe et violenter me \u2026 facere), <\/em>cio\u00e8 non si sarebbe comportato cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p><span>Nel secondo periodo del \u00a7 4 Livio abbandona la struttura ipotattica per la coordinazione sindetica. Ma ci\u00f2 che per noi \u00e8 una frase complessa composta di quattro frasi coordinate, per gli antichi, che la analizzavano in base al ritmo<em>,<\/em> \u00e8 precisamente un tetracolon, cio\u00e8 un periodo formato da quattro membri. Per essi esistevano nel discorso solo parti lunghe (<\/span><span>kw~la<\/span><span>, <em>membra<\/em>) e parti corte (<\/span><span>ko\/mmata<\/span><span>, <em>incisa<\/em>). Il colon (<\/span><span>kw~lon<\/span><span>, <em>membrum)<\/em> \u00e8 una sequenza costituita da pi\u00f9 di tre parole, che pu\u00f2 assumere, all&#8217;interno di un periodo, le funzioni di protasi (cio\u00e8 di una costruzione sintattica \u201csospesa\u201d, <em>pendens oratio<\/em>) o di apodosi (che risolve la tensione); mentre il comma (<\/span><span>ko\/mma,<\/span><span><em> incisum, particula, articolus) <\/em>\u00e8 una sequenza di parole inferiore e sintatticamente non autonoma del colo. (Lausberg 1969: 248)<\/span><\/p>\n<p><span>Gli antichi non conoscevano la distinzione tra proposizioni principali e subordinate. (Schenkeveld 2002: 32)<\/span><\/p>\n<p><span>La nostra analisi sintattica delle varie frasi del periodo \u00e8 il risultato della speculazione linguistica occidentale che inizi\u00f2 nella seconda met\u00e0 del V secolo a. C.\u00a0 e si svolse dapprima nell&#8217;ambito degli studi retorici e filosofici e, in particolare, tra questi, in quello delle ricerche logiche e dialettiche<sup>13<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>La riflessione linguistica occidentale<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>Le tappe importanti della riflessione sul linguaggio che videro impegnati grammatici e filosofi si possono descrivere schematizzando cos\u00ec le chiare ed efficaci pagine di G. Graffi (2010: 17 ss):<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span>A Protagora (ca.480-ca.410) <\/span><span>si attribuisc la distinzione, basata sulla modalit\u00e0, di quattro tipi di proposizione: affermative, interrogative, desiderate e imperative<sup>14<\/sup>.<\/span><\/li>\n<li><span>Platone (427-347 a.C.) ed Aristotele (384-322 a.C.) identificano quella che per noi \u00e8 la frase affermativa costituita dal nome (<\/span><span>o1noma<\/span><span>) e dal verbo (<\/span><span>r9h~ma<\/span><span>), che pu\u00f2 essere vera: <\/span><span>Qeai\/thtov ka\/qhtai <\/span><span>(Teeteto \u00e8 seduto) o falsa:<\/span><span> Qeai\/thtov pe\/tetai <\/span><span>(Teeteto vola)).<\/span><\/li>\n<li><span>a Prisciano (sec. V-VI) appartiene la pi\u00f9 antica definizione della frase, risalente ai grammatici greci: <em>(oratio) est ordinatio dictionum congrua, sententiam perfectam demostrans.<\/em> \u201ccombinazione coerente di parole che esprime un senso compiuto\u201d<sup>15<\/sup>.<\/span><\/li>\n<li><span>Severino Boezio (480-524 d. C.) d\u00e0 il nome di soggetto (<\/span><span>u9pokeime\/non<\/span><span>) e predicato (<\/span><span>kathgorou\/menon<\/span><span>) ai due elementi essenziali della frase semplice, con calchi lessicali di termini aristotelici.<\/span><\/li>\n<li><span>Tommaso di Erfurt (sec. XIV) intuisce la frase dipendente (<em>se Socrate corre<\/em>) che chiama \u201ccostruzione imperfetta\u201d.<\/span><\/li>\n<li><span>la <em>Grammaire g\u00e9n\u00e9rale et raisonn\u00e9e <\/em>(1660\/1676) di Port-Royal propone una definizione che risale ad intuizioni delle riflessioni logiche di Platone e di Aristotele: <em>la frase \u00e8 espressione di un giudizio ed \u00e8 composta da tre elementi: soggetto, copula e predicato.<\/em><\/span><\/li>\n<li><span>Karl Ferdinand Becker (1775-1849) scopre che, oltre al rapporto predicativo che lega il verbo al soggetto, esistono altri rapporti: il rapporto attributivo tra nome e aggettivo e il rapporto oggettivo tra verbo e oggetto diretto o indiretto.<\/span><\/li>\n<li><span>Adolf Herling (1780 \u2013 1849) affronta il problema della classificazione delle frasi subordinate e propone una classificazione basata sull&#8217;identit\u00e0 di funzione tra tre parti del discorso e tre tipi di frase: sostantive, aggettive e avverbiali. Che \u00e8 sostanzialmente quella che propone con termini nuovi la teoria della valenza proposta nel 1959 da L. Tesni\u00e8re col saggio postumo <em>El\u00e9ments de syntaxe structurale<\/em>.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span>La svolta fondamentale si ebbe, come si evince dallo schema, all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento quando nasce la linguistica come scienza autonoma. Ed \u00e8 allora che comincia lo studio scientifico del linguaggio basato non pi\u00f9 su una concezione normativa, ma su un&#8217;analisi descrittiva, che parte da ipotesi che devono poi essere verificate per giungere poi alla formulazione di leggi.<\/span><\/p>\n<p><span>Nella seconda met\u00e0 del Novecento c&#8217;\u00e8 stato un rifiorire di studi grammaticali e sono stati proposti vari modelli interpretativi, tra cui il pi\u00f9 potente sembra essere quello, gi\u00e0 ricordato, della grammatica generativa di Noam Chomsky, che ha avuto diversi seguaci e collaboratori anche in Italia.<\/span><\/p>\n<p><span>\u00c8 accaduto alla grammatica la stessa cosa che \u00e8 capitata alla retorica: la prima ha conservato i nomi delle tradizionali \u201cparti del discorso\u201d (o per esprimersi pi\u00f9 correttamente \u201cdelle parti della frase\u201d): nome, verbo, aggettivo, preposizione, avverbio \u2026 e delle categorie del genere, numero, caso, tempo, aspetto, modo, persona, la seconda ha mantento la tradizionale nomenclatura delle figure, ma le definizioni dell&#8217;una e dell&#8217;altra sono state quasi sempre profondamente modificate.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Ripresa dell&#8217;analisi formale<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>Mentre nella parte centrale del discorso di Scipione prevale la struttura coordinativa, nella parte finale ritorna quella subordinativa con ampie frasi complesse in stile periodico.<\/span><\/p>\n<p><span>Alcune notazioni sulla <em>compositio<\/em>, cio\u00e8 sulla collocazione delle parole all&#8217;intern<\/span><span>o della frase. <\/span><span>L&#8217;anteposizione di un termine contro la norma gli conferisce rilievo, lo marca: ci riferiamo all&#8217;infinitiva <em>uos lacessisse<\/em> oggetto di <em>fateris<\/em> e al tempo stesso dipendente argomentale di <em>testes<\/em>, a<em> tua <\/em>attributo di <em>voluntate, <\/em>a<em> omnia \u2026 subiecta esse mille casibus<\/em> completiva di<em> scio.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>Notiamo anche l&#8217;iperbato <em>nulla sum tibi verecundia,<\/em> che enfatizza ancor di pi\u00f9 la negazione, gi\u00e0 forte di per se stessa e per la posizione iniziale di frase.<\/span><\/p>\n<p><span>Passando dall&#8217;analisi dell&#8217;<em>ornatus<\/em> delle formulazioni linguistiche <em>(verba)<\/em> all&#8217;<em>ornatus<\/em> delle idee <em>(sententiarum exornatio)<\/em>, notiamo le <em>sententiae<\/em> espresse con i <\/span><span>to\/poi<\/span><span> della fragilit\u00e0 umana e dello strapotere della fortuna nelle vicende umane: <em>humanae infirmitatis memini <\/em>e <em>omnia quaecumque agimus subiecta esse mille casibus scio,<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>Due sole osservazioni grammaticali.<\/span><\/p>\n<p><span>La prima riguarda le occorrenze in questa pagina del participio presente e perfetto. Se ne contano nove: <em>subtracta, imposito, conserta, expugnatarum, violatorum \/ cedentem, venientem, restitantem, tergiversantem. <\/em>Il participio presente, di origine indoeuropea, svolgeva, nel latino arcaico, solo funzioni aggettivali. \u00c8 con Cicerone, grazie al suo virtuosimo, che il participio fu usato in tutti i casi possibili. Grazie a questa forma nominale del verbo, era possibile costruire periodi complessi, ma al tempo stesso lucidi e coerenti. Il participio \u201cpassato\u201d era in origine un aggettivo in <em>-to-<\/em> e solo in seguito acquis\u00ec significato verbale e, con diverse eccezioni, valore passivo e di anteriorit\u00e0. (Palmer 1977). Ricordiamo inoltre l&#8217;uso latino del participio in<\/span><span>casi in cui le lingue moderne ricorrono al sostantivo astratto verbale: <em>subtracta<\/em> pu\u00f2 essere reso con <em>sottrazione, restitantem <\/em>con <em>resistenze, tergiversantem <\/em><\/span><span>con <\/span><span><em>esitazioni\u2026<\/em><\/span><\/p>\n<p><span>La seconda concerne il passo <em>Indigni quibus eadem pateat condicio<sup>16<\/sup>. <\/em>Le pi\u00f9 importanti sintesi grammaticali di impostazione tradizionale classificano la frase <em>quibus eadem pateat condicio <\/em>come una relativa col congiuntivo consecutivo. In questa interpretazione due problemi rimangono irrisolti: 1. l&#8217;assenza regolare in questa costruzione della testa o antecedente della relativa; 2. la resa nelle lingue moderne con un sintagma preposizionale o con un&#8217;infinitiva.<\/span><\/p>\n<p><span>Le soluzioni che vengono avanzate oggi, a quel che mi risulta, sono due: quella di G. Calboli (1968: 496ss), che privilegia l&#8217;esame della struttura sintattica. Si parte dalla contrapposizione aristotelica tra il <\/span><span>r9h~ma<\/span><span> (il verbo) e l&#8217;<\/span><span>o1noma<\/span><span> (il nome): il <\/span><span>r9h~ma<\/span><span>\u00a0<\/span><span>rispetto all&#8217; <\/span><span>o1noma<\/span><span> ha \u201cin pi\u00f9\u201c il significato di tempo. L&#8217;affermazione di Aristotele, fatta nei trattati di logica, \u00e8 finalizzata alla definizione dei canoni del pensiero corretto, e precisamente di quello enunciativo (apofantico), che \u00e8 l&#8217;unico che pu\u00f2 essere vero o falso. Ora il verbo a cui Aristotele riconosce l&#8217;indicazione della categoria del tempo \u00e8 appunto all&#8217;indicativo.<\/span><\/p>\n<p><span>Gli altri modi, caricati di un valore semantico di incertezza sul tempo della realizzazione del fatto, sono forme a espressione temporale ridotta rispetto all&#8217;indicativo, cio\u00e8 subiscono una riduzione del componente temporale. La frase al congiuntivo in dipendenza da <em>indigni<\/em> subisce una sorta di nominalizzazione, diventa un&#8217;unit\u00e0 sintagmatica inferiore alla proposizione, svolge la funzione dell&#8217;aggettivo.<\/span><\/p>\n<p><span>\u00a0L&#8217;altra \u00e8 sostenuta da Marius Lavency (1998: 78ss). Lo studioso francese\u00a0 parte da un&#8217;analisi semantica e classifica la frase come \u201cPR compl\u00e9ment d&#8217;adjectif\u201d. Quindi, secondo questa prospettiva, almeno in latino, la relativa non svolge solo la funzione<\/span><span>attributiva e circostanziale riconosciutele dalla grammatica tradizionale, ma anche quella completiva in dipendenza di aggettivi a struttura argomentale<sup>17<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p><span>Come giganteschi sono stati i progressi nella conoscenza dell&#8217;universo dall&#8217;epoca antica fino ai nostri giorni, in un succedersi continuo di promulgazioni e di revisioni di leggi, ma ancora sono molto pi\u00f9 numerose le cose che ignoriamo, cos\u00ec enormi sono stati i risultati conseguiti nello stesso lasso di tempo nell&#8217;analisi del linguaggio, in un&#8217;altalena di definizioni e di ridefinizioni, ma ancora rimangono molte zone mal illuminate nella comprensione di questa capacit\u00e0 propria della stirpe umana, espressione della razionalit\u00e0 e irrazionalit\u00e0, delle passioni e della volont\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span><strong>Il gioco delle figure di suono e il ritmo<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span>In qualsiasi espressione linguistica sono compresenti due elementi arbitrariamente<sup>18<\/sup> congiunti: un elemento fonetico ed un elemento concettuale, definiti dal De Saussure significante e significato, la parte fisica e la parte contenutistica. Ovviamentene nella narrativa e nella saggistica, oltre che nel linguaggio quotidiano, di regola, i suddetti elementi non hanno alcun rapporto tra loro. Lo dimostra anche la pratica della traduzione che pu\u00f2 rendere il contenuto, ma non riesce ovviamente a ricreare i valori fonici del testo di partenza.<\/span><\/p>\n<p><span>In poesia, invece, e nella prosa d&#8217;arte, che fin da Gorgia applica i procedimenti stilistici della poesia, i due elemeti possono collaborare concordemente in vista di un fine comune.<\/span><\/p>\n<p><span>Era compito della <em>compositio<\/em>, cio\u00e8 della collocazione delle parole nella frase, curare l&#8217;armonia dei suoni e del ritmo.<\/span><\/p>\n<p><span>La frequenza delle figure di suono: l&#8217;allitterazione, l&#8217;omeoteleuto, l&#8217;omeottoto, il poliptoto esaltano l&#8217;area semantica cui si sovrappongono e creano un commento sonoro nel solco dell&#8217;antica tradizione latina. Il polisindedo allitterante, in particolare, \u00e8 volto a sottolineare i momenti argomentativi del discorso.<\/span><\/p>\n<p><span>Per quanto riguarda il ritmo, Livio, come Cesare e Sallustio, cura la fine delle frasi creando una sequenza di sillabe lunghe e brevi disposte in modo da ottenere un effetto d&#8217;arte. Si tratta di una forma di prosa denominata dai filologi moderni prosa metrica il cui scopo \u00e8 l&#8217;armonia.<\/span><\/p>\n<p><span>Nel nostro passo leggiamo le seguenti clausole: pa\/c\u012bs t\u016brb\u0101ss\u0115 (dispondeo), nos\/tr\u0101 p\u014ft\u0113st\u0101t\u0115 s\u016bnt (dicretico), p\u0113rf\u012dd\u012d(ae) h\u0103b\u0115\u0101nt (trocheo+cretico<sup>19<\/sup>) v\u014db\u012bs fr\u0101us p\u0115t\u012dt\u012ds, (spondeo+ peone 1\u00b0), f\u0113c\u012dm\u016bs b\u0113ll\u016dm (cretico + spondeo), indu\/\u0113r\u016bnt \u0101rm\u0103 (dicoreo), f\u0101squ\u0115 d\u0115d\u0113r\u016bnt (clausola dattilica), h\u016bi\u016bs d\u0101nt \u0113t d\u0103b\u016bnt<sup>20<\/sup> (dicretico), vere\/c\u016bnd\u012da-\u014dbstr\u012bct\u016ds ( cretico+spondeo), bel\/l\u016bm p\u0103r\u0101t\u0115 (dicoreo), n\u014dn p\u014ft\u016d\u012bst\u012ds. (clausola dattilica)<sup>21<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p><span>Purtroppo noi non riusciamo pi\u00f9 a cogliere quella musicalit\u00e0 prodotta dal ritmo delle clausole, che agli antichi, grazie al loro orecchio esercitato, strappava scroscianti applausi d&#8217;ammirazione. Cicerone racconta nell<em>&#8216;Orator <\/em>(\u00a7 214 s) di aver assistito alle mirabili acclamazioni dell&#8217;assemblea quando il tribuno della plebe Gaio Papirio Carbone nel 90 o 89 a.C. pronunci\u00f2 la frase <em>\u201c<\/em><\/span><span><em>Patris dictum sapiens temeritas fili c<\/em><\/span><span><em>\u014d<\/em><\/span><span><em>mpr<\/em><\/span><span><em>\u014f<\/em><\/span><span><em>b<\/em><\/span><span><em>\u0101<\/em><\/span><span><em>v<\/em><\/span><span><em>\u012d<\/em><\/span><span><em>t\u201d<\/em>. La causola <em>c<\/em><\/span><span><em>\u014d<\/em><\/span><span><em>mpr<\/em><\/span><span><em>\u014f<\/em><\/span><span><em>b<\/em><\/span><span><em>\u0101<\/em><\/span><span><em>v<\/em><\/span><span><em>\u012d<\/em><\/span><span><em>t<\/em> \u00e8 cadenzata secondo lo schema del dicoreo.<\/span><\/p>\n<p><span>Questo il commento dell&#8217;arpinate: <em>hoc dichoreo tantus clamor contionis excitatus est, ut admirabile esset. Quaero nonne id numerus effecerit? Verborum ordinem immuta, fac sic: &#8220;Comprobavit fili t<\/em><\/span><span><em>\u011b<\/em><\/span><span><em>m<\/em><\/span><span><em>\u011b<\/em><\/span><span><em>r<\/em><\/span><span><em>\u012dt\u0101<\/em><\/span><span><em>s\u201d: iam nihil erit, etsi temeritas ex tribus brevibus et longa est, quem Aristoteles ut optimum probat, a quo dissentio. &#8211; At eadem verba, eadem sententia. Animo istuc satis est, auribus non satis. <\/em>Traduzione:<em> \u00ab<\/em>questo dicoreo sollev\u00f2 mirabili acclamazioni nell&#8217;assemblea. Domando se non sia stato il ritmo a produrre un tale effetto. Muta l&#8217;ordine delle parole, ordinale cos\u00ec: \u201cComprobavit fili <em>t<\/em><\/span><span><em>\u011b<\/em><\/span><span><em>m<\/em><\/span><span><em>\u011b<\/em><\/span><span><em>r<\/em><\/span><span><em>\u012dt\u0101<\/em><\/span><span><em>s<\/em>\u201d e non otterrai niente, sebbene <em>t<\/em><\/span><span><em>\u011b<\/em><\/span><span><em>m<\/em><\/span><span><em>\u011b<\/em><\/span><span><em>r<\/em><\/span><span><em>\u012dt\u0101<\/em><\/span><span><em>s<sup>22<\/sup><\/em> sia costituito da tre brevi e una lunga, piede che Aristotele considera ottimo, ma io non convengo. \u201cMa sono le stesse parole e lo stesso pensiero\u201d. Ci\u00f2 basta all&#8217;intelletto, ma non all&#8217;orecchio\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span>Noi dobbiamo accontentarci del nudo testo.<\/span><\/p>\n<p><span>Anche se siamo riusciti a ricostruire \u00abla pronuncia classica con sufficiente approssimazione (qualche punto resta sub iudice<sup>23<\/sup>)\u00bb (A. Traina), tuttavia ci sfugge l&#8217;intonazione che differenzia i diversi tipi di proposizione e le molte sfumature affettive.<\/span><\/p>\n<p><span>Riuscimo a cogliere solo la diversa durata dei suoni consonantici, che ci permette di distinguere <em>fata <\/em>da <em>fatta, papa <\/em>da <em>pappa, pala <\/em>da<em> palla; <\/em>nella scrittura raddoppiamo la consonante lunga, ma non l&#8217;articoliamo due volte, semplicemente ne allunghiamo la durata; mentre ci sfugge completamente la quantit\u00e0 dei suoni vocalici, perch\u00e8 in italiano non hanno valore contrastivo.<\/span><\/p>\n<p><span>Tuttavia mi sembra di poter affermare, col sostegno di autorevoli studiosi, che Livio, lasciatosi trasportare dall&#8217;entusiasmo epico e lirico, ci abbia lasciato non certo un documento storico, ma una bella pagina di prosa d&#8217;arte, in grado di gareggiare con la poesia nell&#8217;armoniosa disposizione delle parti, nei ritmi e nelle sonorit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span>Bibliografia<\/span><\/p>\n<p><span>R. B. Barthes,\u00a0<em> La retorica antica, <\/em>1979 (1970<sup>1<\/sup>)<\/span><\/p>\n<p><span>M. Bassols De Climent, <em>Sintaxis latina, <\/em>1967<\/span><\/p>\n<p><span>G. Calboli, <em>I modi del Verbo Greco e Latino 1903-1966, <\/em>\u201cLustrum\u201d 13\/1968, 405-503 \u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>S. Cigada, <em>Sull&#8217;autonomia dei valori poetici nella poesia, <\/em>1969<\/span><\/p>\n<p><span>Cornifici, <em>Rhetorica ad C. Herennium, <\/em>a cura di G. Calboli, 1969<\/span><\/p>\n<p><span>Cornificio, <em>Retorica ad Erennio, <\/em>Traduzione italiana di G. Calboli, 1969<\/span><\/p>\n<p><span>A. Ernout\u2013F. Thomas, <em>Syntaxe latine,<\/em> 1959<\/span><\/p>\n<p><span>G. Genette,<em> Figure II,<\/em> 1972<\/span><\/p>\n<p><span>G. Graffi, <em>Due secoli di pensiero linguistico,<\/em> 2010<\/span><\/p>\n<p><span>Gruppo <\/span><span>m<\/span><span>, <em>Retorica generale.<\/em> Le figure della comunicazione,1976 (1970<sup>1<\/sup>)<\/span><\/p>\n<p><span>P. Guiraud, <\/span><span><em>La stylistique, <\/em>1967<\/span><\/p>\n<p><span>J. B. Hofmann-A. Szantyr II,\u00a0<em> Lateinische Syntax und Stilistik, <\/em>1972<\/span><\/p>\n<p><span>S. I. Kovaliov, <em>Storia di Roma,<\/em> 1976 (1948<sup>1<\/sup>)<\/span><\/p>\n<p><span>R. K<\/span><span>\u00fchner-C. Stegmann<em>, Ausf\u00fchrliche Grammatik der Lateinischen Sprache <\/em>II, 1966<\/span><\/p>\n<p><span>H. Lausberg, <em>Elementi di retorica, <\/em>1969<em><\/em><\/span><\/p>\n<p><span>M. Lavency, <em>La proposition relative<\/em>, in <em>Grammaire fondamentale du latin,<\/em> Tomo V, Vol. 2, 1998<\/span><\/p>\n<p><span>A. D. Leeman.,<em> Orationis ratio, Introduzione all&#8217;edizione italiana di <\/em>E. Pasoli 1974\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span>A. Marchese, <em>Dizionario di retorica e di stilistica, <\/em>1987 (1978<sup>1 <\/sup>)<\/span><\/p>\n<p><span>P. Matthews, <em>La linguistica greco-latina,<\/em> in Storia della linguistica I a cura di G.C. Lepschy, 1990<\/span><\/p>\n<p><span>A. Meillet \u2013 J. Vendryes, <em>Trait\u00e9 des langues classiques, <\/em>1968<\/span><\/p>\n<p><span>B. Mortara Garavelli, <em>Manuale di retorica,<\/em>1993 1987<\/span><\/p>\n<p><span>L. R. Palmer,<em>\u00a0 La lingua latina,<\/em>1977<em><\/em><\/span><\/p>\n<p><span>D. M. Schenkeveld, <em>Introduzione a <\/em>Demetrio<em>, Sullo stile<\/em>, 2002<\/span><\/p>\n<p><span>C. Touratier,\u00a0 <em>Syntaxe latine, <\/em>1994\u00a0<em><\/em><\/span><\/p>\n<p><span>A. Traina-T. Bertotti, <em>Sintassi normativa della lingua latina, <\/em>1985 (1966<sup>1<\/sup>)<\/span><\/p>\n<p><span>R. Ullmann,<em><sup>\u00a0 <\/sup>La technique des discours dans Salluste, Tite Live et Tacite, <\/em>1927<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span>Prof. Luigi MASINI<\/span><\/p>\n<div><span><br \/><\/span><\/div>\n<h3 style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PROF. LUIGI MASINI &nbsp; COMMENTO FORMALE A LIVIO 30, 31 &nbsp; RELAZIONE ALLA RUBICONIA &nbsp;ACCADEMIA DEI FILOPATRIDI DI SAVIGNANO SUL RUBICONE 9 GIUGNO 2019 PREMIAZIONE&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_customify_content_layout":"","_customify_sidebar":"","_customify_page_header_display":"","_customify_disable_header":"","_customify_disable_header_top":"","_customify_disable_header_main":"","_customify_disable_header_bottom":"","_customify_disable_page_title":"","_customify_disable_content_vertical_padding":"","_customify_disable_footer_top":"","_customify_disable_footer_main":"","_customify_disable_footer_bottom":"","_customify_breadcrumb_display":"","_customify_header_transparent_display":"","footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-411","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-concorso-lingua-latina"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/411","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=411"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/411\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=411"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=411"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.accademia-rubiconia-filop.org\/wp50\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=411"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}