3 Giugno 2018 – Conferimento Premio LÔM D’OR a Giuseppe Torroni (con video e foto)

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Domenica 3 giugno 2018
alle ore 10.00
nell’Aula Magna della Rubiconia Accademia dei Filopatridi

Conferimento del prestigioso Premio

LÔM D’OR
simbolo della lampada pascoliana che irradia luce d’affetto e di gratitudine, aiuta, illumina e consola il nostro cammino

all’Illustre Romagnolo

Commendatore Perito Agrario
GIUSEPPE TORRONI

Alla consegna del riconoscimento seguirà un intervento dell’insigne personaggio

Nell’occasione verranno consegnate le Borse di Studio “Avv. Gino Vendemini” 2018 destinate ai maturati nell’A.S. 2016/2017 ed offerte in collaborazione con il Comune di Savignano sul Rubicone e IVAS Industria Vernici SpA di San Mauro Pascoli

Domenica 23 aprile 2017 – Conferimento del prestigioso Premio LÔM D’OR

Domenica 23 aprile 2017 alle ore 10.00
nell’Aula Magna della Rubiconia Accademia dei Filopatridi

Conferimento del prestigioso Premio

LÔM D’OR

simbolo della lampada pascoliana che irradia luce d’affetto e di gratitudine, aiuta, illumina e consola il nostro cammino

agli illustri Romagnoli

RENZO SANCISI
e

IVANO MARESCOTTI

Alla consegna del riconoscimentoeseguirà una relazione degli insigni personaggi


ENTI BENEMERITI

– Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
– RomagnaBanca Credito Cooperativo 

 

SOSTENITORI

Accademico Filiberto MUCCIOLI – Savignano s/R
Accademici Giuseppe, Gabriele e Margherita TORRONI Savignano s/R
Accademico Roberto VALDUCCI – Savignano s/R
CAMAC Srl – Cesena
CEISA SpA – Savignano s/R
FA.I.T. ADRIATICA SpA – Gatteo
GGR Srl – San Mauro Pascoli
OROGEL Soc. Coop. Agricola – Cesena
I.V.A.S. INDUSTRIA VERNICI SpA – San Mauro Pascoli
SIDERMEC SpA – S.Angelo di Gatteo
VICINI SpA – San Mauro Pascoli 

La poesia di Giovanni Pascoli

La poesia

I
Io sono una lampada ch’arda
soave!
la lampada, forse, che guarda,
pendendo alla fumida trave,
la veglia che fila;
e ascolta novelle e ragioni
da bocche
celate nell’ombra, ai cantoni,
là dietro le soffici rócche
che albeggiano in fila:
ragioni, novelle, e saluti
d’amore, all’orecchio, confusi:
gli assidui bisbigli perduti
nel sibilo assiduo dei fusi;
le vecchie parole sentite
da presso con palpiti nuovi,
tra il sordo rimastico mite
dei bovi:

II
la lampada, forse, che a cena
raduna;
che sboccia sul bianco, e serena
su l’ampia tovaglia sta, luna
su prato di neve;
e arride al giocondo convito;
poi cenna,
d’un tratto, ad un piccolo dito,
là, nero tuttor della penna
che corre e che beve:
ma lascia nell’ombra, alla mensa,
la madre, nel tempo ch’esplora
la figlia più grande che pensa
guardando il mio raggio d’aurora:
rapita nell’aurea mia fiamma
non sente lo sguardo tuo vano;
già fugge, è già, povera mamma,
lontano!

III
Se già non la lampada io sia,
che oscilla
davanti a una dolce Maria,
vivendo dell’umile stilla
di cento capanne:
raccolgo l’uguale tributo
d’ulivo
da tutta la villa, e il saluto
del colle sassoso e del rivo
sonante di canne:
e incende, il mio raggio, di sera,
tra l’ombra di mesta viola,
nel ciglio che prega e dispera,
la povera lagrima sola;
e muore, nei lucidi albori,
tremando, il mio pallido raggio,
tra cori di vergini e fiori
di maggio:

IV
o quella, velata, che al fianco
t’addita
la donna più bianca del bianco
lenzuolo, che in grembo, assopita,
matura il tuo seme;
o quella che irraggia una cuna
– la barca
che, alzando il fanal di fortuna,
nel mare dell’essere varca,
si dondola, e geme -;
o quella che illumina tacita
tombe profonde – con visi
scarniti di vecchi; tenaci
di vergini bionde sorrisi;
tua madre!… nell’ombra senz’ore,
per te, dal suo triste riposo,
congiunge le mani al suo cuore
già róso! –

V
Io sono la lampada ch’arde
soave!
nell’ore più sole e più tarde,
nell’ombra più mesta, più grave,
più buona, o fratello!
Ch’io penda sul capo a fanciulla
che pensa,
su madre che prega, su culla
che piange, su garrula mensa,
su tacito avello;
lontano risplende l’ardore
mio casto all’errante che trita
notturno, piangendo nel cuore,
la pallida via della vita:
s’arresta; ma vede il mio raggio,
che gli arde nell’anima blando:
riprende l’oscuro viaggio
cantando.

Brevi cenni sul premio

Questo premio d’onore dedicato ai Romagnoli illustri, fu ideato nel lontano 1958 dalla Contessa Bruna Solieri Bondi, squisita poetessa e donna di eccezionale cultura, quale coronamento degli incontri del “Cenacolo Villa Bruna”, nei pressi di Roncadello di Forlì – ove la Stessa riuniva personalità dell’arte, della scienza, dell’economia e della cultura operanti in Romagna.

Il Premio era, ed è, essenzialmente romagnolo, in quanto destinato a chi sia nato in Romagna (o discenda da famiglia romagnola da almeno due generazioni) e, nel corso della sua vita, abbia onorato la Terra d’origine con opere d’ingegno, arte ed altre attività eccelse.

E’, inoltre, un premio d’onore assegnato ad un Romagnolo “illustre”, attingendo, questa caratteristica, all’etica romagnola e ai suoi valori portanti e irrinunciabili, ossia, essenzialmente, libertà, dignità, ricerca della verità, solidarietà, coerenza, fedeltà alla parola data, rispetto dei diritti umani, amicizia, operosità, onestà, rettitudine, generosità, senso della giustizia. Occorre, più in generale, aver assunto comportamenti luminosi in ogni circostanza della vita pubblica e privata.

Per ricevere questo premio non è, però, sufficiente essere diventati importanti o celebri, avendo raggiunto posizioni di rilievo nel campo della professione o dell’arte in generale. Per essere un Romagnolo illustre e degno del prestigioso riconoscimento necessita un’altra caratteristica fondamentale: l’umiltà. Essa è la madre di tutte le virtù, dono divino che deve accompagnarsi all’umanità, dote così rara, sublime e preziosa che sta alla base dell’assegnazione di questo premio.

Senza le predette caratteristiche tale riconoscimento non sarà mai attribuibile, a nessuno. La Lôm d’Or, infatti, illumina le qualità personali, morali e professionali di romagnoli i quali, nel corso della loro esistenza, hanno espresso il meglio di sé, con umiltà e umanità, per rendere ancor più grandi non sé stessi, ma l’intera Romagna e la sua gente.

Il premio venne chiamato “Lôm d’Or” volendo ricordare la lampada (“lôm” nel lessico romagnolo) di cui parla Pascoli nella sua ode “La Poesia”, tratta da “I Canti di Castelvecchio”. Nell’ode pascoliana, con invenzione e sensibilità singolari, la Poesia è identificata con una lampada che illumina soavemente le scene e le ore della vita umana più intime, più trepide, più meste.

“Io sono una lampada ch’arda soave!”

Sono queste le prime parole della Poesia stessa, Poesia rivelatrice, partecipe e consolatrice benefica che parla, facendo rivivere davanti a noi delicati quadretti e sentimenti degli umili: la veglia dei contadini, la cena della famiglia, l’immagine della Madonna invocata o infiorata, la maternità imminente, la culla, le tombe. Sono, dunque, i motivi dolci e melanconici più cari al Pascoli.

La ” Lôm d’Or ” simbolo della lampada pascoliana è, quindi, “luce d’affetto e di gratitudine” che aiuta, illumina, consola il nostro cammino.

Tale riconoscimento consiste, pertanto, in una targa in argento con applicata un’artistica lampada stilizzata in oro zecchino.

La prima premiazione avvenne nel 1958 a S. Marino, definito da Antonio Baldini “un nuovo Campidoglio”. Il riconoscimento fu assegnato a tredici personalità e, fra gli altri, a Federico Fellini, Marino Moretti, Aldo Spallicci, Diego Fabbri, Manara Valgimigli, Sergio Zavoli. Sempre nella Serenissima Repubblica venne conferito il premio dell’edizione 1961.

Nel corso degli anni vennero insigniti anche illustri prelati come il Cardinale Pio Laghi, Monsignor Pietro Sambi e don Francesco Fuschini; scrittori come Francesco Serantini, Rino Alessi, Antonio Baldini; giornalisti come Max David, Claudio Marabini e Giancarlo Mazzuca; studiosi come Augusto Campana e Luigi Lotti; imprenditori come Antonio Patuelli, Nerio Alessandri, Davide Trevisani, Giuseppe Buda e Roberto Valducci; artisti come l’architetto-scultore Ilario Fioravanti; esponenti dei vertici militari come il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Gen. C.A. Dott. Gianfrancesco Siazzu.
A questi si aggiunsero altre personalità di rilievo: imprenditori, artisti, poeti, docenti universitari, di cui si tralascia il lungo elenco in quanto gli stessi figurano tutti nell’Albo d’oro.

Dopo la morte della Contessa, prima il marito Dott. Franco Bondi, poi le Accademie degli Incamminati di Modigliana e la nostra Rubiconia dei Filopatridi continuarono ad assegnare il premio ad anni alterni a due romagnoli illustri per ogni edizione.

Dal 1991, dopo la rinuncia dell’Accademia degli Incamminati, la nostra Rubiconia Accademia dei Filopatridi – soprattutto a seguito del lungimirante ed illuminato intervento dell’allora Segretario Grand’Uff. Rag. Fermo Fellini – continuò da sola la nobile tradizione del conferimento del premio Lôm d’Or, il quale certamente costituisce uno dei riconoscimenti più prestigiosi della Romagna per il significato che esso ha mantenuto e dovrà mantenere in futuro.