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di Ermanno Pasolini
Fare di tutto per salvaguardare il nostro dialetto romagnolo in ogni sua sfaccettatura e influenza. L’aula magna della Rubiconia Accademia dei Filopatridi colma di pubblico per il convegno “La Romagna dei dialetti”. Dopo i saluti del presidente della Filopatridi Roberto Valducci e del vice presidente dell’associazione “Istituto Friedrich Schur” Carla Fabbri, sono intervenuti Giuseppe Bellosi vicepresidente dell’Istituto Shur e studioso del dialetto e del folklore romagnolo, Giovanni Nadiani docente di scienze dell’interpretazione e della traduzione nell’Università di Bologna e Gilberto Casadio autore del vocabolario Etimologico Romagnolo. Il convegno ha ospitato diverse argomentazioni dei relatori sul dialetto romagnolo e della sua sopravvivenza in questo periodo di generale rinnovato interesse anche a seguito della cancellazione della legge regionale per i dialetti 45/1994. La “Schürr”, che, per statuto, ha la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio dialettale romagnolo, dal 1996 opera attivamente nel campo culturale coinvolgendo quanti hanno a cuore il dialetto, mettendo a disposizione di soci e studiosi capacità ed esperienze. L’Associazione Schürr ha sede a Santo Stefano di Ravenna e conta oltre 900 soci; pubblica un proprio periodico “La Ludla” in 2750 copie spedito ai soci, a tutte le biblioteche pubbliche della Romagna, agli enti locali, alle istituzioni culturali e alle scuole interessate. Nel campo dell’editoria conta 2 collane: “Tradizioni popolari e dialetti della Romagna” e “Fola fulaja” dedicata alle favole. <Se si va a osservare l’italiano come le persone parlano tutti i giorni – ha detto Giuseppe Bellosi – si riesce a capire la provenienza, quale regione e addirittura la località della stessa, dal nord al sud. Chi parla un dialetto locale e deve parlare in italiano, trascina per forza l’influenza dialettale come è avvenuto negli ultimi cento anni. Chi poi ha acquisito il dialetto con le sue influenze, le ha trasmesse ai figli anche col fatto che marito e moglie fra di loro parlavano in dialetto e coi figli in italiano che, come conseguenza, hanno così imparato un italiano con influenze dialettali romagnole.
E’ importante preservare questa varietà linguistica perché è nell’ordine della nostra storia con una grande varietà che va salvaguardata>. Gilberto Casadio ha detto che il 90% delle parole romagnole deriva dal latino e l’altro 10% da lingue antiche come quelle celtica e gallica, da lingue che c’erano prima dell’arrivo dei romani portando come esempio una miriade di parole dialettali con il loro significato. Giovanni Nadiani ha condotto numerosi spettacoli di teatro e cabaret in musica portati in scena con la collaborazione di vari gruppi musicali. <Altre storie da cabaret – ha detto Giovanni Nadiani – sono diventate spettacolo di recitazione in quel particolare genere che io definisco “DialetCabaret” che negli ultimi anni ha riscosso in Romagna un notevole successo di pubblico. La mia poesia in romagnolo è stata tradotta in spagnolo, inglese, francese e tedesco. Un altro motivo per salvaguardare e tutelare i nostri dialetti>.