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Le tre I

Seguendo gli insegnamenti della suprema cattedra di Arcore (le tre I: “impresa, inglese, informatica”) gli alunni meno vocati alla componente di fatica dello studio, i genitori più rampanti e il Ministero della già Pubblica Istruzione e della Ricerca sono stati conquistati dall’idea che lo studio del latino sia inutile, che sia meglio limitarsi a studiare la lingua inglese e l’informatica. Ne sono nati i licei/non-licei (i “licei” senza il latino) che hanno trovato il loro culmine nel nuovo ma già famigerato “liceo sportivo”. Il tutto alla luce dell’ideologia dell’Impresa; ne derivano anche le centinaia di ore dedicate al binomio posticcio “scuola/lavoro”, tranne poche lodevoli eccezioni risultato poi né scuola né lavoro. La mia tesi è che con quest’andazzo si vada perdendo la struttura fondazionale di tutte le discipline e si consegnino disarmati i giovani alle componenti più perniciose del mondo che si va delineando. Vediamo alcuni terreni di confronto.

Post-umano & post-verità

Post-umano e’ ad esempio una parola da indagare, insieme ad altre che ci faranno compagnia nei prossimi decenni. Post-umano è il termine con cui si intende designare quell’insieme di condizioni e di forti, talora sismiche trasformazioni della cultura, dell’economia e dell’esistere quotidiano che rendono l’uomo mentalmente e perfino biologicamente altro da quel che per millenni era ed era pensato. Beninteso: in ogni stagione della storia l’uomo era divenuto altro da ciò che era; mai, forse, con tale radicalità, celerità e violenza di sradicamento e alterazione. Anche post-verità è interessante: indica “verità” alternative a splendore artificialmente creato o amplificato da processi computazionali illimitatamente autoreplicanti (MUT alias “macchine” di Turing) comunque generativi di credito. Il falso o l’occultamento del vero hanno sempre giocato un ruolo nella storia (Canfora, 2008) ma ora possono avvalersi di sistemi di accreditamento di enorme potenza, di apparati linguistici che –a differenza del latino- si avvalgono di strutture sintattiche molto semplici e dunque utili a violentare il pensiero, numericamente maggioritario, dei soggetti culturalmente deboli o in processamento informatico di indebolimento. Post-umano, post-verità sono parole che vanno interrogate come segno/sintomo di un mondo in violenta trasformazione per effetto della globalizzazione economica, antropica, culturale giuridica e politica. Sono parole che accompagnano l’indebolimento delle frontiere e dunque degli Stati e delle garanzie di contratto sociale che questi comunque in qualche modo offrono, stavo quasi per scrivere “offrivano”. Parole di un mondo che non solo cambia ma muta a causa delle grandi masse informative spesso senza riferimento al “reale” e in particolare degli iperpoteri derivanti a chi ha il controllo degli sviluppi materiali e immateriali delle scienze e delle tecnologie. Questo si vede anche in politica (post-politica, fare politica con fini privati, fingendo di fare altro). S’è visto chiaro con il tentativo per ora non riuscito di stravolgimento delle Costituzione, con la possibilità di evasione delle tasse per certe categorie, con la consegna all’impresa di ogni potere contrattuale. In piccolo, anche con le ore sottratte alle discipline con la scuola/lavoro, per non dire del tristo mito del preside/manager, ignorante quanto si vuole eccetto che per le tecniche di micropotere.

Il magistero della vera scuola

E’ comunque di buon auspicio che, mentre il mondo è condotto dai media elettronici e dalle loro appendici MIUR a ballare come le scimmie, le punte più avanzate della cultura d’Occidente, passato il Moderno, intrapreso il cammino del Postmoderno e lo “sfondamento” del mondo, si ritrovino a cercare delle fondazioni non evanescenti ma solide, di una solidità non più statica ma dinamica e una syn-taxis, una struttura unitaria, una linea di processamento (per usare un termine informatico, non ce l’ho con la tecnologia ma con il suo cattivo uso) per governare la massa di informazioni prodotte dal sistema e adottare una sensata linea di condotta. La scuola e le migliori università lo sanno; chi insegna davvero e dunque non si limita ad amministrare il non-sapere ministeriale e la programmazione d’istituto può sì avvertire di non sapere più quale sicuro percorso indicare ai suoi allievi. Fatica a indicare loro come cercare piccole e grandi verità oltre il muro invisibile delle false informazioni diffuse dalle grandi macchine della post-verità. Per penetrare questi apparati –gran parte dei docenti se ne rende conto- ci vuole la lingua delle fondazioni, oltre quella nazionale e l’inglese; occorre la lingua le cui strutture sintattiche sono le stesse che hanno innervato tutte le letterature e le scienze d’Occidente: il latino.

Thesaurum latinitatis

Il latino che noi abbiamo studiato a scuola e che i giovani più intelligenti o fortunati possono studiare ancora –quello principalmente evolutosi fino al III secolo p.C.n.- è la lingua che condensa le strutture essenziali della lingue e delle culture incontratesi nella prima globalizzazione della storia. Per chi viene da generazioni di cultura occidentale, il latino è ora una luce, un dispositivo di smontaggio delle false verità, una chiave per non farsi sedurre, per conoscere autenticamente, porsi nelle condizioni di esperire felicemente la civitas ventura, affrontare l’insieme del novum. La luce e’ il latino come lingua-matrice sottostante a tutte le lingue d’Europa, la metasintassi, la syn-taxis (ordine paradigmatico e selettivo) delle sintassi delle lingue nazionali. Dunque luogo organico di ogni lingua, anche non neolatina, che abbia concorso a formare la tradizione occidentale e ne perpetui la vita. Certo nella genesi antica dell’area linguistica indo-europea anche altre lingue hanno concorso, dall’aramaico al sanscrito, dall’ebraico al greco. Ma una stabilizzazione delle linee di comunicazione colta e generativo-trasformazionale di tutte le discipline è stata raggiunta con la lingua latina, la lingua che è stata, sino ad appena tre secoli fa, la sintassi di pensiero, il tòpos pressoché esclusivo di ideazione e scrittura di tutte le scienze, dello spirito come del mondo fisico. Lingue e linguaggi letterari e scientifici si sono salvate dal diluvio della storia salendo sull’arca del latino. Con il passare dei secoli, le altre lingue antiche si sfocheranno ma il latino, la lingua in cui sono state pensate e strutturate le scienze d’Occidente (tuttora la koinè del mondo globalizzato) mai.

Il salvacondotto

Voi giovani che come tanti conoscete quanto basta l’inglese, vi destreggiate con sicurezza con i computer ma eccellete come pochi nel latino detenete dunque lo strumento principe per avventurarvi nel nuovo mondo, un mondo in cui la scienza, il lavoro e gli amori (sceglietevi quando sarà ora una moglie che abbia studiato il latino) andranno conquistati in uno spazio globale senza più la protezione di frontiere e di normative nazionali. Un mondo che per gli sviluppi della scienza e della tecnologia –se non accompagnate da un equivalente sviluppo delle politica e del diritto- potrebbe essere di pochi grandi ricchi inusitatamente tali e dunque potenti, nonchè forse sempiterni per gli sviluppi della medicina ma anche un mondo di una ristretta nuova classe media di tecnici e creatori di nuova cultura di cui voi potrete forse far parte poiché avrete conquistato con il latino le chiavi della struttura generativo-trasformazionale del conoscere. Chiavi anche per comprendere gli effetti collaterali della tecnologia del post-umano che investe, e investirà sempre più, animali, piante, ambiente. Fra le scienze umane stanno mutando concetti essenziali come quelli di ethos, diritto, territorio. Ma la struttura teoretica fossile del latino continuerà ad agire. Il diritto romano resterà la nascosta struttura di fondo di ogni nuova conformazione giuridica, il “civis romanus sum” il non detto essenziale di ogni dirsi cittadino. Galeno di Pergamo, il medico degli imperatori romani, continuerà a curare anche antiche e nuove malattie. La sintassi di fondo dei Principia mathematica di Newton illuminerà ancora la fisica post-quantistica e l’imminente teoria unificata dell’universo. Ci sono molti Maestri che non leggono le circolari prodotte nelle camarille ufficiali del sottogoverno di via Trastevere ma, nelle varie discipline, sono comunque degni eredi di Seneca. Il loro cenno continuerà ad additare la via della conoscenza e della virtù.

* Relazione tenuta presso la Rubiconia Accademia dei Filopatridi il 4 Giugno 2017

Suggerimenti di lettura

Tito Lucrezio Caro De rerum natura, ed. Rizzoli 1990, con traduzione a fronte di Luca Canali Publio Virgilio Marone Eneide, ed Marsilio 1998, con traduzione a fronte di Mario Ramous I. Mancini L’Ethos dell’Occidente, Marietti, 1990 L. Canfora La storia falsa, Rizzoli 2008 L.Flamminio Tecnologica-mentis Franco Angeli, 2009 Marini e Carlino (a cura di) Il corpo post-umano, Carocci 2012 AAVV Fisica estrema, Editoriale Le Scienze, 2014 Accarino (a cura di ) Antropocentrismo e post-umano, Mimesis, 2015 S.Rodotà Così l’umano può difendersi dal postumano, in Micromega. Aprile 2015 A. Melucci Ri-pensare l’educazione negli scenari del post-umano in Encyclopaideia, riv. el. UNIBO, n. 46, 2016 R. Braidotti Post-umano, Derive/Approdi, 2016